MI PIACEREBBE APRIRE UNA FINESTRA

CON IL MONDO DOVE DIALOGARE DI TUTTO E UN PO',

DELLE MIE PASSIONI,

DEI MIEI PROGETTI, DEI MIEI SOGNI,

E PERCHE' NO ANCHE DELLE MIE TRISTEZZE

martedì 23 dicembre 2008

saponi per Natale

sapone con bucce d'arancia
pasta lava mani
sapone da barba
sapone con fiori d'iperico

lunedì 22 dicembre 2008

abbiamo


Abbiamo conquistato

il cielo come gli uccelli

e il mare come i pesci,

ma dobbiamo imparare

di nuovo il gesto di camminare

sulla terra come fratelli

Martin Luther King

mercoledì 17 dicembre 2008

lluminazioni

lluminazioni




Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.

Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.

Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina?
Due, probabilmente. Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro dell'attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.

Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.

Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina?
Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui.

Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina?
Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.

Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina?
In realtà non saprei...penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova.
Ci sono molti dubbi!

Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina?
E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?

Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina?
Il sole brilla, c'è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina?

Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine se non ci trovano il loro tornaconto.

Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina?
Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l' unico capace di ridare la luce al mondo.

Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina?
Perché, è forse mancata la luce?







Testo tratto da una email che gira in Internet
Inserito nel sito http://www.ilcerchiodellaluna.it il 1° ottobre 2006

mercoledì 3 dicembre 2008

Hanno chiesto al Dalai Lama :

Hanno chiesto al Dalai Lama :
cosa l'ha sorpresa di più dell'umanità ?
E lui ha risposto : "Gli uomini...perchè perdono la salute per fare
soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.
...Perchè pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di
vivere il presente in tale maniera, che non riescono a vivere né il
presente, né il futuro.

PERCHE' VIVONO COME SE NON DOVESSERO MORIRE MAI E PERCHE' MUOIONO COME
SE NON AVESSERO MAI VISSUTO.

mercoledì 19 novembre 2008

“ L’uomo e i suoi simboli”

“ L’uomo non fa più ricorso agli Dei (intesi come energia) della Natura, le soccorrevoli divinità hanno lasciato i boschi, i fiumi, le montagne, gli animali. La nostra vita è dominata dalla Ragione, e questa è una grande illusione che porta non all’unità con il Tutto, ma alla separazione, alla frammentazione del Se’, quello che gli sciamani chiamano “perdita dell’ anima”. Il Razionalismo esasperato che ha distrutto la capacità di dialogare con il sacro ha posto l’uomo alla merce’ della psiche. Crede di essersi liberato dalle superstizioni, ma in effetti sta perdendo i suoi valori spirituali. La sua tradizione si è disintegrata e ora naufraga nel disorientamento. Abbiamo spogliato ogni cosa del suo mistero e del suo carattere soprannaturale, non c’e’ piu’ nulla di sacro”


Jung da “ L’uomo e i suoi simboli”

lunedì 17 novembre 2008

Da “guarire coi perché “ di R. Norwood


Da “guarire coi perché “ di R. Norwood

Come posso aiutare me stesso e gli altri a guarire?
Forse conoscete la favola del contadino che abitava in piccolo borgo sperduto e un giorno scoprì che la sua vacca, uscita del recinto, era scomparsa. Mentre la cercava, s’imbattè nel vicino, che gli domandò dove stesse andando. Quando rispose che aveva perso la vacca, il vicino commentò scrollando il capo: “Che sfortuna”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” ribatté il contadino e prosegui la sua strada.
Oltrepassati i campi coltivati, giunse sulle colline e qui trovò la sua vacca che pascolava tranquillamente accanto ad un magnifico cavallo. Ricondusse la vacca verso casa, e il cavallo gli venne dietro.
Il mattino successivo, il vicino venne per aver notizie della vacca. Vedendola di nuovo nel suo recinto accanto al magnifico cavallo, chiese al contadino che cosa fosse successo. Quando gli spiegò che il cavallo gli era venuto dietro, il vicino esclamò “Che fortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replico il contadino e tornò alle sue faccende.
Il giorno dopo suo figlio venne congedato dall’esercito e tornò a casa. Tentò immediatamente di salire in groppa al magnifico cavallo, ma cadde e si ruppe una gamba. Il vicino, che passava di lì diretto al mercato, vide il giovanotto seduto sulla veranda con la gamba ingessata mentre il padre zappava l’orto e chiese che fosse successo. Ascoltò scrollando il capo, e poi fece: “Che Sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino continuando a zappare l’orto.
L’indomani il reparto del giovanotto arrivò a passo di marcia per il sentiero. Nel corso della notte era scoppiata la guerra e gli uomini si recavano al fronte. Vedendo che il figlio non era in grado di andare con loro, il vicino si sporse oltre lo steccato e rivolgendosi al contadino che si trovava nel campo osservò che almeno gli era stata risparmiata la sciagura di perdere il figlio in guerra: “Che fortuna !”, esclamò.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino continuando ad arare il campo.
Quella sera, il contadino e suo figlio si sedettero a tavola per cena, ma dopo aver mangiato appena qualche boccone il figlio rimase soffocato da un osso di pollo e morì. Al funerale, il vicino mise la mano sulla spalla del contadino, e disse tristemente: “Che sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino deponendo un mazzo di fiori accanto alla bara.
Qualche giorno dopo il vicino venne da lui con la notizia che l’intero reparto di suo figlio era stato massacrato. “Tu almeno hai potuto essere vicino a tuo figlio quando è morto. Che fortuna!”
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino e si avviò al mercato. E così via …..
La maggioranza di noi è come il vicino della casa. Ogni nostra reazione e ogni nostro giudizio si basa su ciò che accade in momento determinato della vicenda che si sta svolgendo. Un determinato avvertimento è fortuna o una disgrazia. La chiameremo semplicemente “cambiamento”, perché ogni avvenimento o circostanza imprevista ci impone appunto un certo cambiamento.

Da “guarire coi perché “ di R. Norwood

martedì 4 novembre 2008

Lasagne di porri






Ingredienti:
Porri, prosciutto cotto, formaggio tipo fontal, parmigiano, burro sale noce moscata latte farina 00

Preparazione:
Tagliare a rondelle i porri, lavarli.
Far bollire in una pentola dell’acqua salata, quando bolle mettiamo i nostri porri
Quando riprende il bollore lasciare per cinque minuti, quindi scolare i porri molto bene se è il caso strizzarli per togliere tutta l’acqua in eccesso.
In tanto prepariamo la besciamella facendo scaldare del latte aggiungiamo la farina poco alla volta continuando a mescolare fino ad ottenere una buona consistenza aggiungere il sale, la noce moscata,
Prepariamo la teglia con un po’ d’olio o burro facciamo il primo strato di porri aggiungiamo il prosciutto cotto tagliato a quadretti, il formaggio tagliato a dadini quindi un po’ di besciamelle, quindi facciamo altri strati sull’ultimo strato aggiungere del parmigiano grattugiato.
Mettiamo in forno e lasciamo che il formaggio si sciolga e la parte superiore prenda un bel colore dorato

venerdì 24 ottobre 2008

Barattoli sotto vuoti è merito di Napoleone

Barattoli sotto vuoti è merito di Napoleone

Lo sapevate che:

Nel 1800, Napoleone, non ancora imperatore dei francesi, ma già giunto alla massima carica di governo, offrì una ricompensa di 12.000 franchi (gran bella cifra per quei tempi) a chi fosse riuscito ad escogitare un sistema che consentisse al suo esercito di arricchire il pasto giornaliero con carne e legumi anche durante le lunghe trasferte. Un fabbricante di dolci, Nicolas Francoiçois Appert, raccolse la sfida e, dopo nove anni d’esperimenti, vinse il premio grazie ad un a tecnica da lui inventata e brevettata. Essa consisteva nel riempire degli alimenti più svariati bottiglie di vetro e nel rendere poi sterile il contenuto, eliminando l’aria dai contenitori sottoponendoli a bollitura prolungata dopo averli ben chiusi.

La tecnica di Appert si diffuse rapidamente e come spesso accade venne altrettanto rapidamente copiata da un connazionale, Pierre Durand, che ebbe l’idea di utilizzare i più resistenti contenitori di metallo. Da vero traditore della patria, Durand vendette il brevetto all’Inghilterra cosicché anche l’esercito inglese fu ben presto rifornito di scatolame.

venerdì 17 ottobre 2008

crema scubb (viso corpo)



crema scubb (viso corpo)

mandorle macinate
miele

latte per il corpo


latte per il corpo

succo di aloe
lecitina di soia
vitamina "E"
oleolitici di : iperico, calendula, arancia.
olii di: avogado, di jojoba.
olii essenziali : tea tre, yangyang

crema viso


Crema per il viso

oleolitici di : iperico, calendula, arancia, curcuma.
olii: di mandorla, di zucca.
lecitina di soia
succi di aloe
cera d'api
vitamina "E"
olio essenziale "geranio"

le ferie sono finite

Eccomi sono (purtroppo tornata dall' America), le mie ferie sono finite, ed ora mi tocca correre come una matta per recuperare il tempo perduto.
Ma appena riesco a trovare un attimo inserisco le foto
ciao Titti

lunedì 29 settembre 2008

ferie


ciao a tutti sono in ferie !!!!!!!!

sono in America nello stato della Pensylvenia

Sono venuta a trovare i miei cognati, ospite a casa loro .

Mentre stò scrivendo questo post fuori in giardino ci sono 4 cervi che stanno mangiando le pere che sono cadute dall'albero, incredibile quanti animali selvatici ci siano quà in mezzo alle case, ieri abbiamo visto un falco su un ramo sul l'albero sopra di noi !!!!!!

Boschi infiniti con piante giganti.

ciao a tutti ci risentiamo a mio rientro

Titti

venerdì 19 settembre 2008

se......


"Se in fronte a ogni uno di noi
si leggessero i malanni
Quanta gente che a noi
fa invidia
ci desterebbe pietà."

" Aurelio Colombo"

giovedì 28 agosto 2008

DONNE CHE CORRONO COI LUPI (Clarissa Pinkola Estès)

Ho appena finito di leggere un libro che mi è piaciuto tantissimo.

DONNE CHE CORRONO COI LUPI (Clarissa Pinkola Estès)

La Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, intistintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi è la straordinaria intuizione che ha fondato una psicanalisi del femminile. E ha cambiato la vita di moltissime persone. Non meno originale è il metodo utilizzato dalla studiosa che, attraverso un lavoro di ricerca ventennale, ha attinto alle fiabe e ai miti presenti nelle più diverse tradizioni culturali per aiutare il lettore a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un’esistenza non conforme ai bisogni più autentici e a “correre” con il proprio Sé.

Ecco vi alcune frasi tratte dal libro:

“Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti”

“Ovunque e sempre l’ombra che ci trotterella dietro va a quattro zampe.”



“I territori spirituali della Donna Selvaggia, nel corso della storia, sono stati spogliati e bruciati, i cicli naturali costretti a diventare innaturali per compiacere gli altri.”

“Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gl’alberi e le caverne, perché la sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio”

“Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano da gl’alberi e faticosamente risalivano m’insegnarono la determinazione. Dal loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, imparai come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva.”

“La lingua della narrazione e della poesia è formidabile sorella del linguaggio dei sogni.”

“la loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gl’occhi”

“Tutte le creature della terra tornano a casa. Abbiamo creato rifugi naturali per ibis, pellicani, aironi, lupi, gru, cervi, topi, alci e orsi, e stranamente non per noi stessi nei luoghi in cui viviamo giorno dopo giorno.”

“Tutte entriamo nel mondo per danzare “

Ne vorrei scrivere molte altre ma non finirei più, sono troppe e non so scegliere,

Vorrei però consigliare questo libro a tutti donne e uomini indifferentemente, perché è un bellissimo viaggio, con il nostro dentro quello che troppe volte non conosciamo o ci siamo dimenticati che cammina al nostro fianco.

Titti

lunedì 25 agosto 2008

martedì 19 agosto 2008

Come trovare la giusta energia


Quante volte vi è capitato di dire:

”Oggi mi sento le batterie a terra e avrei bisogno di una carica “?

Oppure avete avvertito che un determinato luogo sprigiona energie positive o negative?
Se pensate che siano sensazioni casuali, preparatevi a ricredervi.
Secondo l’antica sapienza della medicina orientale,
il corpo umano come quello di tutti gli esseri viventi sì “nutre d’energia”.
Ossia di una linfa vitale che attraversa l’organismo da capo a piedi e regola
il funzionamento d’ogni organo e d’ogni cellula.
Questo flusso è strettamente influenzabile dagli stimoli e delle vibrazioni
che provengono dall’esterno. Se la linfa vitale circola liberamente e
riesce a raggiungere ogni parte del corpo, si ha la situazione d’equilibrio energetico,
che porta benessere
e serenità. Quando il flusso s’interrompe o è ostacolato, possono sorgere disagi
a livello fisico e psicologico. Secondo la concezione olistica
(che considera lo stretto rapporto corpo-mente), infatti, il fisico e la psiche sono
strettamente legati e se si verifica
uno squilibrio in uno dei due ambiti, questi va ad influenzare negativamente anche l’altro.
La situazione energetica è controllata dai sette chakra,
ossia centri d’energia, che governa la circolazione del flusso attraverso i meridiani o canali energetici.
Oggi sono sempre più numerosi i medici e i naturopati che studiano tutto questo.
Questi esperti, attraverso specifici test, verificano se la persona è “attraversata “
da un eccesso d’energie o ha una carenza.
Di seguito troverete tutti i fattori che rischiano di compromettere il vostro equilibrio,
un test per individuarli e consigli pratici per….Neutralizzarli e ritornare in forma.

Alla nascita, ognuno di noi ha un perfetto equilibrio energetico. Poi i fattori esterni,
le esperienze di vita o perfino il cibo inizia a minare quest’equilibrio, arrivando,
a volte a comprometterlo e a generare “ingorghi” d’energia o improvvisi cali.
Tutto ciò si ripercuote sulla salute e sul benessere psicoemotivo. Com’evitarlo?
Impariamo a riconoscerlo e ad affrontare o i principali nemici del nostro equilibrio.
Se i traumi improvvisi non possiamo evitarli, altri fattori si possono controllare e
con un pizzico d’attenzione, posso essere ridimensionati o persino eliminati.

Alimentazione

Il cibo è il nutrimento per il nostro corpo, cioè la principale fonte d’energia.
Se questo rifornimento viene fatto in modo scorretto, eccessivo,
o in ogni modo non uniforme,
si rischia di compromettere l’intero sistema.

In pratica: fate una prima colazione sostanziosa per incominciare alla giornata
con una buona scorta d’energia. Ritagliatevi sempre una pausa per il pranzo.
Mangiate con calma,
assaporando il gusto, l’aroma e anche il colore dei cibi.
Variate il più possibile gli alimenti nell’arco della giornata. Infatti,
cosi riuscirete a bilanciare i cibi e ad evitare fastidiose intolleranze alimentari.

Stress

Un altro fattore che è alla base degli squilibri energetici è lo stress,
cioè uno stato di sovvraffaticamento mentale e fisico.
Il continuo stato di tensione si ripercuote, infatti,
sulle cellule del corpo, facendo accumulare tossine e modificandone la loro frequenza
energetica. I ritmi accelerati della vita odierna ci sottopongono spesso a stati di tensione e sovraffaticamento.L’importante, allora, è saper riconoscere
la situazione e cercare di contrastarla con tecniche di rilassamento e
di purificazione energetica.

In pratica: respirazione nutre il corpo come il cibo. Infatti,
gli fornisce la vera linfa vitale, cioè l’ossigeno. Le tensioni e
lo stress si ripercuotono spesso su questa funzione primaria,
contraendo i muscoli e creando blocchi che ostacolano la libera circolazione dell’aria. Per eliminare questi inconvenienti dovete imparare a respirare a fondo, rilassando i muscoli.
Esercizi distendetevi supine, inspirate forte e concentratevi sul flusso d’aria
che entra nel vostro corpo, cercando di spingerlo fino in fondo, gonfiando la pancia.Poi buttate fuori l’aria, espirando profondamente, contraete all’interno i muscoli dell’addome.Vedrete che gl’atti respiratori diventeranno sempre più lenti e avvertirete una sensazione di calore Aumentando la massa d’ossigeno che entra nel corpo, aumenta anche la combustione, che sprigiona nuovo calore.

Emozioni

Un trauma, un forte dolore, un’emozione intensa e inattesa possono causare
uno shock a livello energetico. Le emozioni forti, infatti, si ripercuotono
sull’organismo, a livello strettamente fisico, provocando tensioni blocchi e
contratture che a lungo andare ostacolano il flusso dell’energia vitale.
Il trauma e il dolore sono fattori che possono creare un vero e proprio black out,
assorbendo carica vitale e provocando una situazione di carenza d’energia.Non a caso,
dopo una forte emozione o un grosso dispiacere, ci si sente sfiniti, giù di tono come dopo
aver compiuto uno sforzo fisico.
In questo caso, soprattutto i rimedi più adatti a ristabilire l’equilibrio
energetico vengono dalla natura e, in particolare fiori e piante.

In pratica: omeopatia tra i vari rimedi il più indicato è l’arnica, preziosa per lenire
i traumi fisici, per influenzare positivamente la mente e sanare le sofferenze
emotive e le ferite dell’anima.

Fiori di Bach Chi non li conosce, ormai? Ebbene,
le essenze tratte dalle piante ed elaborate, nell’ottocento, dal medico Edward Bach,
sono veri e propri elisir energetici.

Visualizzazione: quest’esercizio serve per riacquistare calma e serenità.
Sedute comodamente, ad occhi chiusi, concentratevi sul ritmo del respiro.
Immaginatevi una sera di color oro o verde sospesa sopra al vostro capo. Poi lentamente, visualizzatela mentre entra nel vostro corpo e lo percorre fino ai piedi, inondandovi di luce. Seguitela idealmente mentre “spazza via “ ogni tensione.

Ambiente

Ultimo ma importantissimo fattore che può influire negativamente sull’equilibrio
bioenergetico è l’ambiente che vi circonda.In ogni momento e in ogni luogo,
il nostro organismo è immerso in una serie di campi magnetici e sottoposto ad una varietà di stimoli elettronici. Se questi sono troppo intensi o l’esposizione è prolungata, gli effetti posso ripercuotersi sulla situazione energetica e quindi sul benessere.
Gli stimoli possono essere di due tipi: geopatogeni, cioè legati a fenomeni del mondo fisico,
oppure artificiali,
provocati da apparecchiature elettrodomestiche e ripetitori (eletrosmog).
Tra quelli naturali, spiccano i cosi detti nodi di Harttman. Secondo questo studioso,
la terra è avvolta da un labirinto formato da maglie di 21 cm di diametro, che trasportano onde elettromagnetiche. I punti su cui s’incontrano questi flussi, detti appunti nodi, emettono una forte carica elettromagnetica, che a lungo andare può essere dannosa per l’uomo.
Anche la vicinanza di falde acquifere può essere dannosa, perché l’acqua
scorrendo su particolari metalli emette radiazioni ..
L’elettrosmog invece è provocato dai campi magnetici rilasciati da computer, elettrodomestici, antenne, ripetitori e cavi dell’alta tensione. Eliminare del tutto questi stimoli è impossibile.
Ecco però come neutralizzarli.

In pratica: provate ad individuare i “nodi “ nell’ambiente in cui vivete con questo rudimentale strumento ma efficiente.Prendete un filo di ferro spesso 3/4 millimetri, piegato a forma di Omega greca, cioè a semicerchio aperto per dieci centimetri. Piegate le due estremità verso l’esterno in modo da costituire due basi. Poi appoggiate sui due palmi delle mani, tenendo l’antenna in equilibrio. Muovetevi adagio per la stanza: quando l’antenna si mette a oscillare avrete individuato un nudo di Harttman o una “perturbazione “elettromagnetica. Evitate di tenere in camera apparecchi che possono creare un campo elettromagnetico,
come televisori e computer e, sul comodino, il cellulare: il sonno è il momento in cui si è più sensibili alle “onde”.
Per questo motivo, provate a cambiare la posizione del letto se faticate a addormentarvi o vi svegliate male; magari era posizionato un nodo o una falda acquifera. Osservate le mosse del gatto, se l’avete, e poi fate il contrario. Questi animali, infatti, amano sistemarsi e dormire nei punti in cui si concentrano forti campi elettromagnetici.

Test “come stai”

Scoprilo con il cek up del colore

Vuoi scoprire qual è la tua situazione energetica in questo momento?
Osserva con attenzione i sette colori nel riquadro. E scegli, senza pensarci troppo,
quello che ti attrae di più. Attenzione in assoluto quello che ti attrae attualmente.
Secondo la medicina orientale, infatti,
il flusso d’energia all’interno del corpo è regolato dai sette chakra.
E ognuno di loro corrisponde una particolare vibrazione, che può modificarsi in caso d’eccesso o carenza d’energia. Questa frequenza è simile alle vibrazioni emesse dai colori dell’arcobaleno.
In pratica, cioè ogni chakra è in sintonia con una delle sette sfumature.
In genere se uno dei chakra è appesantito o scaricato ha “sete” di vibrazioni a lui affini, che possono cioè aiutarlo a ritrovare l’equilibrio. Scegliendo un determinato colore, quindi, puoi intuire eventuali punti deboli. Poi prova indossare quel colore o, comunque, a circondartene:
ti sentirai subito meglio!.


Rossocorrisponde al primo chakra (posto all’altezza dell’inguine) . Sul piano psicologico regola il rapporto con la materialità e con la natura.
A livello fisico presiede l’intestino e al colon.

Corpo Soffrii di disturbi intestinali, colon irritabile, stipsi, gastriti anche sinusiti
(sono sullo stesso meridiano energetico).

Mente Attraversi di instabilità e insicurezza; probabilmente hai problemi che riguardano l’organizzazione della vita quotidiana e la gestione dei suoi aspetti pratici.
Sul lavoro o in casa devi occuparti di mille cose e fatichi a concentrarti. Ti senti svagata,
distratta, non riesci a tenere i piedi per terra.

Arancione Interessa il secondo chakra, posto due dita sopra l’ombelico. Influenza la sessualità, la vita di coppia e la fertilità; e a livello fisico governa la sfera genitale e la circolazione del sangue. Corpo potresti avere eccessi energetici nella milza.
Ed essere soggetta a disturbi circolatori, come flebopatie, caviglie
gonfie e gambe stanche. Attenta a infezioni genitali e mestruazioni dolorose.

Mente se ti attrae molto, puoi avere qualche problema o blocco nella sfera sessuale, che ha bisogno di una sferzata di energia. Oppure il tuo rapporto di copia è zoppicante e fa perso lo smalto dei primi tempi.

Giallo Presiede il terzo chakra, posto alla bocca dello stomaco e governa tutti gli organi collegati alla digestione .

Corpo I tuoi punti deboli sono lo stomaco, il fegato, la cistifellea .
Potresti soffrire di gastriti nervose,
Oppure in questo periodo hai esagerato con pranzi e cene .
Attenta a non tirare troppo la corda.

Mente se questo colore ti chiama , hai bisogno di tonificarti con la sferzata di energia. Probabilmente sei un tipo solare e vivace , ma stai attraversando un periodo
di stanchezza.
E cerchi un po’ di calore, di stimoli che ti aiutino a combattere la malinconia.

Verde Nella coloriterapia viene considerato neutro (né caldo ne freddo). Non a caso corrisponde al quarto chakra , posto tra i seni circa all’altezza del cuore.
Rappresenta l’equilibrio, la coscienza, la consapevolezza di sé. Fisicamente governa l’apparato respiratorio.

Corpo Attenta ai colpi d’aria e i raffreddori trascurati. Il tuo punto debole sono gola, bronchi e polmoni.

Mente Ti attrae questa tinta? I casi sono due: se l’hai scelta di colpo senza pensare ,
attraversi un momento di soddisfazione e serenità interiore. Se invece hai dovuto pensare qualche secondo prima di dare la risposta , probabilmente ti senti confusa,
combattuta tra forze opposte , in balia delle onde Potresti anche soffrire di gelosia o
di un’ansia di possesso che vorresti governare meglio.

Blu Il quinto chakra posto all’incirca all’altezza della gola, corrispondente al sistema nervoso ormonale.

Corpo Ti conviene tenere d’occhio il sistema endocrino, che potrebbe essere leggermente sbilanciato. I tuoi punti deboli, infatti sono tiroide, ovaie e pancreas .

Mente Il colore del cielo e del mare è il simbolo per eccellenza di relax, distensione,
spazi aperti e senza confini . Se hai voglia di fare un “tuffo” nel blu, probabilmente
sei stressata o pesa da troppi pensieri. Per una volta avresti bisogno
di staccare la spina e non pensare a niente.

Indaco Chiamato anche terzo occhio, questo chakra è posto
al centro della fronte, tra le sopraciglia. E presiede le attività tipiche della mente:
la conoscenza, l’intelletto e la memoria.

CorpoPuoi avere disturbi nero vegetativi, come insonnia, apatia e tensioni.Forse ti senti particolarmente nervosa e ansiosa o temi di aver esaurito ogni risorsa.

Mente Tu hai bisogno di questa sfumatura, attraversi un periodo di forte slancio creativo, ma non sei ancora sicura di poterle esprimere liberamente. Ti piacerebbe ampliare
la sfera delle tue conoscenze, ma temi di essere ancora troppo legata agli aspetti
materiali e alle esigenze della vita di ogni giorno.

Viola Corrisponde all’ultimo chakra, il più alto, posto alla sommità del capo, e rappresenta la spiritualità, la creatività, il senso artistico.

CorpoForse in questo periodo hai esagerato ….un po’ in tutto ! Con il cibo, l’alcol, il fumo.
Il tuo fisico potrebbe essere intossicato e ha bisogno di “purificarsi”.

Mente ti senti affine a questa sfumatura, sei caratterial mente un tipi spirituale
Ma , probabilmente, in questo particolare momento c’è
qualche ostacolo pratico che t’impedisce di prendere il volo.
Hai bisogno di sogni e di più stimoli.

lunedì 18 agosto 2008

Leggenda Sufi




“lo sceicco dell’ordine Khalvati a Istanbul, Sunbul Enfendi, cercava un successore. Inviò i suoi discepoli a raccogliere dei fiori per decorare il chiostro. Tutti ritornavano con dei grossi bouquet fatti dai fiori più belli; uno solo, Merkez Efendi, portò un fiorellino appassito.
Quando gli domandarono se non avesse trovato nulla di più degno per il suo maestro, egli rispose: Ho visto che tutti i fiori erano occupati a rendere Gloria a Dio.
Come avrei potuto disturbarli?
Uno solo aveva terminato le sue lodi e io l’ho raccolto”
Fu lui a succedere a Sunbul Enfendi. “
Leggenda Sufi

lunedì 4 agosto 2008

Il Pianeta dei Clown “Pach Adams”




Oggi vi vorrei parlare di una bell’iniziativa di cui sono venuta a conoscenza, si chiama
“il pianeta dei Clown” è un’associazione di volontari che operano negli ospedali, nelle case di riposo,
e praticano la “clownterapia” L’applicazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada in situazione di disagio quali ospedali, case di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri diurni e centri d’accoglienza insomma portano allegria nei posti dove di solito non c’è.
Tutto nasce in America grazie a
Hunter “Patch” Adams è un medico statunitense noto per aver introdotto nella medicina una terapia “del sorriso” detta clownterapia. Laureatosi alle Gorge Washington university nel 1973,
è divenuto famoso in tutto il mondo grazie al film “Path Adams “, una sua biografia romanzata interpretata magistralmente da Robin Williams.
Secondo la sua filosofia, il vero scopo del medico non è curare le malattie, ma curare il malato.
Quest’idea cambia radicalmente la concezione più classica della medicina occidentale moderna rendendo la sua figura rivoluzionaria e decisamente contrapposta a quella delle case farmaceutiche.
Nel 1971 fonda il Gesundheit Institute nato da una proposta
del sistema sanitario che si pone come obiettivo il cambiamento della società.
In quest’ospedale da 40 posti letto le cure sono gratuite ed è qui che ebbe inizio l’applicazione della clowterapia inventata da Path Adams.
Negli anni passati il Gesundheit Institute ha predisposto la partenza di numerosi clown in zone di guerra come la Bosnia o nei campi profughi in Macedonia.
Mi sembra veramente una cosa bellissima, ma non sono la persona più adatta per spiegare una cosa così grande, il mio contributo è far conoscere questa splendida iniziativa a chi passerà dal mio blog ecco quindi l’indirizzo del sito www. Pianettadeiclown.it
Titti

giovedì 31 luglio 2008

mercoledì 30 luglio 2008

M. Yourcenar



“è un grande arricchimento accorgersi
che la vita non è contenuta solo nella forma in cui siamo abituati a vivere,
ma che si possono avere ali al posto delle braccia, occhi diversi e
migliori dei nostri e branchie invece di polmoni.”
M. Yourcenar

lunedì 28 luglio 2008

Uova del bosco o funghi del pollaio

Uova del bosco o funghi del pollaio

Far lessare le uova, togliere il guscio, tagliare la parte superiore, un po’ di meno della metà svuotare le uova, mettere la parte superiore a bagno in una scodella con del tè (molto forte) preparato in precedenza, per colorare le nostre cappelle di fungo.
Preparare il ripieno con il rosso dell’uovo, tonno, cipolla (si può usare anche dell’erba cipollina), capperi, aglio, sale. Riempire l’uovo con il ripieno, adagiare le uova sul piatto di portata sul quale sono state adagiate delle foglie d’insalata, con la parte tagliata per dare stabilità alle uova, appoggiarvi sopra le parti scurite dal tè ed ecco i nostri funghi pronti.

John Oswald



“Non ha forse la natura donato a
quasi tutti gli esseri viventi gli stessi modi per poter esprimere
affetti e emozioni ?
Non si osserva anche negli animali ciò che si manifesta
Nell’uomo, come il tremore del desiderio, le lacrime dell’angoscia,
le grida strazianti di dolore, lo sguardo che supplica pietà?”
John Oswald

giovedì 10 luglio 2008

Lo sciamanesimo


Lo sciamanesimo è la più arcaica pratica di guarigione che si può datare a più di 100.000 anni fa.

E’ un’antica pratica che utilizza stati alterati di coscienza per contattare spiriti ed entità. L’essenza dello sciamanesimo è la visione animistica della natura, dove tutto è riconosciuto come vivo, manifestazione del divino e poiché tutti gli aspetti del cosmo sono percepiti interconnessi (l’universo è una rete d’energia, vibrazioni e forme), lo sciamano è riconosciuto come intermediario tra i vari piani dell’esistenza, capace di percepire ed interagire con il mondo degli spiriti, di viaggiare tra loro, consapevole della fragilità umana, dei percorsi di forze energetiche che possono causare malattie e disgrazie.

Caratteristica d’ogni cultura sciamanica è la visione “spirituale” della malattia, dove la manifestazione fisica, esterna, è solo la rappresentazione di un disagio interno, di una “frattura “

Interna. Per lo sciamano l’aspetto “spirituale” della malattia è di fondamentale importanza, mentre è ignorata dalla medicina allopatica. L o sciamano va alla ricerca, durante il “viaggio”, di un‘anima persa o rapita, coi riti appropriati la restituisce, cioè restituisce al paziente l’energia vitale.

E la prima disciplina spirituale che conduce all’immediata conoscenza del “sacro”, è la radice dalla quale si sono sviluppate le altre discipline spirituali.

È una pratica attuale, grazie alla saggezza psicologica, sociale ed ecologica che le permette di sopravivere nella cultura tecnologica attuale. Lo sciamanesimo parla, attraverso rituali alla nostra essenza spirituale, per insegnarci ad ascoltare la voce interiore, per indicarci la strada della realizzazione. Non è esclusivamente un fenomeno legato a società tribali, è invece una nostra vera natura, un riconoscerci con il potere delle piante, degli animali, dell’universo, un percorso spirituale di crescita, un “viaggio” fra l’ordinaria realtà e quella non ordinaria, è il ritorno ad una visione mitologica del mondo.

“Il tuono non è più” la voce di un dio furente

Né il fulmine, l’arma della sua vendetta.

Nessun fiume contiene uno spirito

N’è l’albero è il principio vitale di un uomo,

I serpenti non sono personificazioni di saggezza

Né alcuna grotta di montagna è dimora di grandi demoni

Nessuna voce parla più all’uomo oggi,

Venendo da pietre, piante, animali,

Né l’uomo si rivolge ad essi

Convinto che lo possano udire”

C.G. Jung

Ho partecipato ad un corso di meditazione con uno” Sciamano”, è stata un’esperienza bellissima, che mi ha aiutato a conoscermi un po’ meglio, a conoscere quella parte di me nascosta dentro nel profondo del mio io, quella troppe volte cacciata proprio da me ,per paura per pigrizia per per per ……non so perché. Adesso che ho imparato a farla uscire ,dovrei imparare a non reprimerla più, ma lasciarla libera di essere.

Lo “Sciamano” ci ha ricordato, come il tutto che ci circonda sia vivo e come tale vada rispettato, come tutto possa aiutarci, nella nostra frenetica continuità ,per migliorarci nella ricerca della nostra parte spirituale. Per stare meglio con noi e con gl’altri.

Ricordarci di ringraziare la madre terra, per tutto quello che quotidianamente ci dona.

Insomma vivere in armonia con il cosmo intero, in modo che, tutta l’energia positiva che riusciamo ad emanare da noi, possa unirsi a tutta l’energia positiva e formare una grande fonte di beneficio per tutti. Amore incondizionato, per un mondo che sta sprofondando in un mare d’odio e indifferenza, ecco la nostra arma per sopravvivere !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Titti

è fiorita


meritava un posto sul mio blog

mercoledì 2 luglio 2008

biscotti al cocco


Biscotti al Cocco

250 g cocco grattugiato

200 g zucchero

3 cucchiai colmi di farina

3 uova intere

lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina e poi il cocco .

dopo aver amalgamato bene il tutto, formare, con le mani delle palline con il composto

e disporle su una teglia con della carta forno sul fondo.

Infornare a 150 gradi per 20 minuti

veterinario


Giornata super stressante:

Questa mattina ho caricato, sulla macchina (come ha fatto Noè con l’arca), tutti gli animali di casa, cani e gatti e siamo andati dal veterinario per la solita visita annuale e per le vaccinazioni …

Per fortuna le visite sono passate senza problemi, le vaccinazioni pure.

Alla gatta “tigri” il veterinario “zio Gabry”, a preferito farle la detartrasi perché aveva un po’ di tartaro, adesso è qui tutta mogia, mogia, ancora intontita dall’anestesia, e così per oggi sono impegnata a fare da infermiera a questa gattina.

Titti

mercoledì 25 giugno 2008

il mio sapone all'iperico

iperico



Pianta magica

Una delle piante simbolo di questa festività è senz’altro l’iperico (hypericumperforratum, fam.Hypericaceae), che la tradizione considerava “magica”. Pianta dai molti nomi e della storia: l’inizio della sua fioritura coincide con l’inizio dell’estate. Specie cosmopolita, molto diffusa anche in Africa e nelle Americhe e persino in Australia, e spontanea, perenne, può raggiungere anche il metro d’altezza e produce da tra giugno e settembre dei fiori gialli a cinque petali, picchiettati di nero al margine, che schiacciati secernano un liquido rosso, il famoso “sangue di San Giovanni”. La sua valenza magica è rintracciabile anche nella narrazione biblica. Dove chiamato con il nome Rosa Sharon, in onore dell’anonima valle ad occidente del Fiume Giordano. I primi cristiani la chiamano l’erba di San Giovanni, in onore di Giovanni Battista, ritenendo che sulla pianta cadde il sangue del santo decapitato. Il nome del genere deriva dal greco yper (sopra) ed eckon (immagine) e vuol dire “sopra od oltre l’immagine “, ossia, come sosteneva il medico greco Dioscoride, più forte degli spettri, apparizione D’oltre tomba del mondo infero, i quali non potevano sopportare l’odore.

È curioso che la pianta bruciata emani, guarda caso un odore molto simile all’incenso, dai molti impieghi apotropaici (per allontanare le negatività). Per questo motivo era soprannominato anche “scaccia diavoli”. L’epiteto specifico perforatum, invece, si deve alle sue foglie, che in contro luce appaiono costellate da numerosissimi forellini (in realtà ghiandole traslucide e secernenti), che gli ha fatto guadagnare il nome volgare francese Millepertuis, ovvero “mille buchi”. Secondo la teoria della signatura, i “fori” erano paragonabili a tante ferite, per questo motivo si riteneva fosse proprio in grado di curarle: per tale motivo fu utilizzato con successo dai crociati nelle battaglie. A ciò si aggiungeva la signatura dei fiori, che strofinati macchiavano di rosso sangue le dita, altro segno e indizio delle sue proprietà cicatrizzanti. La leggenda vuole che fu Gesù stesso dalla croce a lasciar cadere il suo sangue su di essa. Per il botanico, la morfologia della pianta e i suoi principi attivi non hanno ovviamente alcuna valenza simbolica, ma per l’antica tradizione i segni diventano il modo di comunicare all’uomo la sacralità del vegetale, che, attraverso la semantica delle forme e il linguaggio analogico assumevano significativi trascendenti. I cinque petali del fiore, disposti a stella, ricordano il pentagramma fiammeggiante, la cui forma rappresenta l’uomo evoluto, la perfezione. Questa pianta era considerata così la rappresentazione del sole, della luce, dell’eroe solare, e il bocciolo, di forma spiraloide, era assimilato alla luminosa ruota solare. Considerando un potente talismano, si credeva guarisse da molte malattie, predicesse l’avvenire e il suo succo, il sangue di San Giovanni, era ingrediente indispensabile nella composizione di filtri e pozioni con le quali si riteneva di poter influenzale la volontà umana. Pianta legata all’amore, raccolta nella magica notte della vigilia il 23 giugno, e messa sotto il cuscino, servisse per propiziare i legami amorosi e predire i futuri matrimoni. Nel secolo il naturalista romano Plinio lo consigliava come cura contro i morsi di serpenti velenosi. Galeno ritenendo che esso condensasse le energie curative della luce solare, lo consigliava per il trattamento delle malattie invernali da eccesso d’umidità (caldo asciutto contro freddo umido) e per analogia utile contro quelli stati mentali assimilabili al grigio della nebbia (melanconia, depressione). I fiori lasciati in infusione in olio d’oliva esposto al sole per un mese, gli conferiscono un colore rosso rubino come il sangue. Dopo qualche settimana era filtrato se n’otteneva un olio rosso intenso che era usato per le ferite profonde, ma anche per le ustioni solari e da fuoco; tale rimedio è ancora oggi molto in uso nelle valli alpine e si trova in commercio. L’iperico fu circondato da superstizioni e leggende fino a quando le ricerche chimico-farmacologiche non individuarono i suoi principi attivi, avvalorando così non solo tutti gli impegni terapeutici del passato, ma anche scoprendone altri. Oggi è, infatti, risaputo che il colore rosso è conferito all’olio d’ipericina ivi contenuta, con azione cicatrizzante e antinfiammatoria, efficace per le scottature e le ferite. Efficacissimo per uso esterno anche per emorroidi, tumefazioni e in generale disturbi della pelle e nei massaggi per il trattamento di reumatismi, lombaggini, lussazioni, ematomi, crampi, mal d’orecchie. Nella bellezza è valido aiuto conto i segni dell’invecchiamento, rigenerando le cellule della pelle. In uso interno è efficace come antispasmodico, nell’ulcera e nella gastrite, per la nausea come diuretico, ipotensivo, mestruoregolatore, analgesico, antibiotico e vermifugo. Nella medicina popolare, oltre per i disturbi ai reni e ai polmoni, era utilizzato per la melanconia oggi meglio conosciuta come depressione male diffuso del secolo, impiego per il qual è molto apprezzato. Nei fiori e nelle foglie, infatti, sono presenti numerosi composti con documentata attività biologica. Attualmente l’efficacia antivirale, immunostimolante e antibatterica dell’iperico è studiata per la cura dell’Aids e varie forme di cancro.

Quest’articolo è stato pubblicato su

PIEMONTE PARCHI maggio 2007








solstizio d'estate


L’uomo antico che si affacciava a scrutare le strane luci della volta celeste e gli eventi regolatori delle stagioni, era affascinato dal solstizio.

Nella maggior parte delle culture antiche il dio del sole era presentato sotto due personalità diverse, alternate e rivali: il dio della luce e il suo gemello, il dio delle tenebre. Le due divinità erano in costante lotta per assicurarsi i favori dell’unica dea, la Natura o Grande Madre. Il dio della luce nasceva durante il solstizio d’inverno (nell’età cristiana il Natale) e la forza cresceva a mano a mano che la luce cresceva, fino a raggiungere il massimo della forza durante il solstizio d’estate, il giorno più lungo. Il dio delle tenebre nasceva durante il solstizio d’estate e la sua forza cresceva col diminuire delle ore di luce, fino a morire il giorno del solstizio d’inverno (la notte più lunga). Questo modello di morte rinascita include le grandi figure della religione cristiana che si legano a questi miti.Con l’avvento del cristianesimo, le feste pagane del solstizio furono integrate e fatte coincidere con la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno.

Elementi dei rituali erano, l’acqua e il fuoco e come tutte le cerimonie di purificazione presenti nel mondo antico, avevano la funzione di segnare il passaggio ad una nuova fase della vita d’uomini e natura, eliminando le forze “malefiche” apportatrici di disgrazie e malattie.

lunedì 23 giugno 2008

i miei saponi


Anche questo fine settimana piove a piu’ non posso mi devo inventare qualcosa da fare.
Libero la fantasia e la creatività e realizzerò del sapone.




Ho cominciato a fare sapone circa un anno fa, seguendo i consigli, che ho trovato su un sito fantastico www.ilmiosapone.it che vi invito a visitare, da li ho trovato il titolo del libro oramai diventato una vera bibbia per mè. Mi sono iscritta al forum di saponai che o trovato su yahoo , dove persone veramente fantastiche rispondono a tutte le domande anche quelle più banali che noi principianti facciamo. E così è partita questa mia nuova passione.




Ricetta sapone :
olio d’oliva 600 g , olio di palma 300 g, olio di girasole 200 g, olio di cocco 100 g,
soda caustica 132 g sconto 6% , latte 200 g, acqua 100g
Al nastro metà impasto ho aggiunto: miele .
All’altra metà fecola, fiori secchi di lavanda colorante per dolci colore blu , olio essenziale alla lavanda.



Ricetta sapone :
olio d’oliva 600 g , olio di palma 300 g, olio di girasole 200 g, olio di cocco 100 g,
soda caustica 132 g sconto 6% , latte 250 g, acqua 50g
Al nastro metà impasto ho aggiunto: fecola, tè verde, menta, colorante per dolci verde, olio essenziale eucalipto.
All’ altra metà : fecola, Miele, camomilla, oleolitico alla camomilla



martedì 17 giugno 2008

Conti falsati e risultati giusti da “Momo” di Michael Ende, ed. SEI

Conti falsati e risultati giusti
da “Momo” di Michael Ende, ed. SEI


Esiste un grande eppur quotidiano miste­ro. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prender­lo come viene e non se ne meravigliano affatto. Que­sto mistero è il Tempo.
Esistono i calendari e orologi per misurarlo, misu­re di ben poco significato, perché tutti sappiamo che, talvolta, un'unica ora ci può sembrare un'eternità, e un'altra invece passa in un attimo... dipende da quel che viviamo in quest'ora.
Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.
E nessuno lo sapeva meglio dei Signori Grigi. Nes­suno sapeva — come loro — apprezzare tanto bene il valore di un'ora, di un minuto, di un solo secondo di vita. Certo, lo apprezzavano a modo loro — così co­me le sanguisughe apprezzano il sangue — e, a modo loro, agivano in conformità.
Avevano piani precisi circa il tempo degli uomini. Erano piani a lunghissima, secolare scadenza, e minu­ziosamente preparati. La cura più importante era che nessuno prestasse attenzione alla loro attività. Si era­no stabiliti fra gli abitanti della grande città senza dare nell'occhio. E gradatamente, poco alla volta, senza che alcuno se ne rendesse conto, avanzavano ogni giorno più a fondo e prendevano possesso degli uo­mini.
Conoscevano bene la persona idonea ai loro sco­pi assai prima che il designato stesso lo potesse intui­re. Aspettavano soltanto il momento buono per po­terlo agguantare e facevano del loro meglio perché tale momento giungesse al più presto.
Per esempio prendiamo il signor Fusi, barbiere. Certo, non un figaro di classe, però molto apprezzato nella sua strada. Non era né povero né ricco. Nella sua piccola bottega, situata al centro della città, c'era lavoro anche per un garzone apprendista.
Un giorno il signor Fusi stava sulla porta della sua barbierìa in attesa della clientela abituale. Era il giorno di libertà del garzone e il signor Fusi era solo. Guardava la pioggia scrosciare sulla strada; era un giorno plumbeo' e l'animo del signor Fusi era turbato come il tempo.
«La mia vita se ne va col ticchettìo delle forbici, con chiacchiere e schiuma di sapone », pensava. « Che ne è della mia esistenza? Quando sarò morto sarà come se non fossi mai vissuto ».
Non bisogna credere che il signor Fusi fosse nemi­co delle chiacchiere. Al contrario, gli piaceva assai esporre ai clienti — e ampiamente — le proprie opi­nioni e ascoltare quel che loro ne pensavano. E nean­che gli davano fastidio il ticchettìo delle forbici o la schiuma di sapone. Faceva il suo lavoro con piacere e sapeva di farlo bene. La sua abilità nel radere contro­pelo sotto il mento era insuperabile. Ma ci sono mo­menti in cui niente ha importanza. Succede a tutti.
«Tutta la mia vita è stato uno sbaglio! » pensava il signor Fusi. « Chi sono mai, io? Un poveraccio di bar­biere, ecco quello che sono! Se potessi vivere una vera vita sarei un uomo del tutto diverso! ».
Quale fosse questa vera vita, il signor Fusi non ne aveva la minima idea. Pensava vagamente a qualcosa di importante, sfarzoso, come si vede sulle riviste illu­strate.
«Ma per queste cose il mio lavoro non mi lascia tempo» continuava a pensare pieno di pessimismo. « Perché per vivere davvero si deve avere tempo. Bi­sogna essere liberi. Io invece resterò per tutta la vita prigioniero di chiacchiere, schiuma di sapone e tic­chettìo di forbici ».
In quel momento si avvicinò un'elegante automo­bile color cenerino che si fermò esattamente davanti alla barbierìa del signor Fusi. Ne scese un Signore Grigio che entrò nella bottega, posò la borsa grigio-piombo sulla mensola al disotto dello specchio, appe­se la bombetta ad un gancio dell'attaccapanni, sedette sulla poltrona, tolse di tasca la sua agenda e cominciò a sfogliarla mentre traeva piccoli sbuffi di fumo dal suo piccolo sigaro grigio.
Il signor Fusi chiuse la porta perché gli parve che facesse freddo.
«In che posso servirla?» domandò, perplesso. «Barba o capelli?» e contemporaneamente si male­disse per la propria mancanza di tatto perché il signo­re aveva una calvizie lustra come uno specchio.
«Né l'uno né l'altro », rispose il Signore Grigio, senza sorridere, con una voce afona, come spenta, cenerognola, se così si può definirla. «Vengo per con­to della Cassa di Risparmio del Tempo; sono l'agente Nr. XYQ/384/b. Sappiamo che lei vuole aprire un li­bretto di risparmio presso di noi ».
«Per me è una novità», confessò il signor Fusi ancor più sconcertato. «Per dirla sinceramente non ho mai saputo che esistesse un istituto del genere».
«Adesso lo sa», rispose secco secco l'altro. Guar­dò nel suo taccuino e proseguì: «Dunque, lei è il si­gnor Fusi, barbiere?».
«Esatto, sono proprio io», rispose il signor Fusi.
«Allora non ho sbagliato indirizzo », disse il Signo­re Grigio e chiuse l'agenda con un colpetto. «Lei è un nostro candidato».
« Cosa? Come?» domandò il signor Fusi stupito.
« Vede, caro signor Fusi, lei spreca la vita tra tic­chettio di forbici, chiacchiere e schiuma di sapone. Quando morirà sarà come se non fosse mai esistito. Se invece avesse tempo per vivere una vera vita, allo­ra sarebbe davvero un altro uomo. Quel che le occor­re è il tempo. Ho ragione? ».
«Era proprio quello che stavo pensando » mormo­rò il signor Fusi con un brivido, perché — sebbene avesse chiuso la porta — faceva sempre più freddo.
«Vede dunque!» fece di rimando il Signore Gri­gio, aspirando con soddisfazione dal suo piccolo siga­ro. «Ma, dica, da dove si prende il tempo? Bisogna risparmiarlo, per l'appunto. Lei, signor Fusi, spreca il suo tempo in modo davvero irresponsabile! Glielo di­mostrerò con un piccolo calcolo. Un minuto ha ses­santa secondi. Un'ora ha sessanta minuti. Mi segue?».
«Certo» disse il signor Fusi.
L'agente Nr. XYQ/384/b cominciò a scrivere i nu­meri sullo specchio con un bastoncino grigio, simile a quelli che le donne usano per truccarsi gli occhi.
«Sessanta per sessanta fa tremilaseicento. Dunque un'ora ha tremilaseicento secondi.
Un giorno ha ventiquattro ore, quindi tremilasei­cento per ventiquattro fa ottantaseimilaquattrocento secondi al giorno.
E un anno ha, come sappiamo, trecentosessanta­cinque giorni. Il che ci dà trentunmilionicinquecento­trentaseimila secondi per anno. Vale a dire trecentoquin­dicimilionitrecentosessantamila secondi in dieci anni.
Quanto valuta lei, signor Fusi, la durata della sua vita?».
«Beh, io spero di arrivare ai settanta, ottant'anni, a Dio piacendo», balbettò il signor Fusi, frastornato.
«Bene», proseguì il Signore Grigio. «Per precau­zione facciamo soltanto settant'anni.
Moltiplico trecentoquindicimilionitrecentosessantamila per sette. Fa duemiliardiduecentosettemilioni­cinquecentoventimila secondi».
E scrisse sullo specchio, ben grandi, i numeri del totale ottenuto:

2.207.520.000 secondi

Poi lo sottolineò varie volte e dichiarò: « Questo dunque, signor Fusi, è il capitale a sua disposizione».
Il signor Fusi deglutì e si passò la mano sulla fron­te. Mai aveva pensato di essere così ricco.
«Sì, è una cifra impressionante, vero? » fece l'a­gente assentendo col capo e tirando sul suo piccolo sigaro grigio. «Ma adesso dobbiamo continuare. Quanti anni ha, lei, signor Fusi?».
« Quarantadue», farfugliò e si sentì inaspettata­mente colpevole di appropriazione indebita.
«Quante ore dorme, in media, per notte?» conti­nuò a indagare il Signore Grigio.
« Otto ore circa », confessò il signor Fusi.
L'agente calcolò con la rapidità del fulmine. Il ba­stoncino strideva tanto sullo specchio che al povero Signor Fusi gli s'aggricciava la pelle.
«Quarantadue anni — otto ore al giorno — fa già quattrocentoquarantunmilionicinquecentoquattromi­la secondi. È una somma che a buon diritto possiamo considerare perduta. Quanto tempo deve sacrificare ogni giorno al lavoro, lei, signor Fusi?».
«Altre otto ore all'incirca», ammise il signor Fusi, imbarazzato.
«Allora dobbiamo registrare ancora la stessa som­ma nella colonna dei debiti» proseguì l'agente ine­sorabile. «Adesso dobbiamo registrare il tempo che perde per la necessità di nutrirsi. Quanto gliene oc­corre, in totale, per i pasti della giornata?».
«Di preciso non lo so. Forse due ore », disse il signor Fusi, avvilito.
«Mi sembra troppo poco», rilevò l'agente, « ma ammettiamo che sia vero; allora in quarantadue anni abbiamo l'ammontare di centodiecimilionitrecento­settantaseimila. Andiamo avanti. Lei vive solo con la sua vecchia madre, come ci risulta. Ogni giorno lei le dedica un'ora intera, vale a dire che le si siede vicino e le parla, benché sia così sorda che a stento riesce a sentire. Anche questo è tempo perduto: fa cinquanta­cinquemilionicentottantottomila. Inoltre lei ha un pappagalletto — che tiene senza alcuna necessità —per governare il quale lei perde ogni giorno un quarto d'ora circa il che, al cambio, fa tredicimilionisettecen­tonovantasettemila ».
«Ma... » interloquì, supplicando, il signor Fusi.
«Non mi interrompa!» lo investì l'agente che face­va i calcoli sempre più rapido. «Siccome sua madre è inferma, lei, signor Fusi, deve sbrigare una parte di lavori domestici; deve fare la spesa, pulire le scarpe e simili altre cose fastidiose. Quanto le prendono di tempo ogni giorno? ».
«Forse un'ora, però... ».
«Fa altri cinquantacinquemilionicentottantottomi­la secondi, signor Fusi. Sappiamo inoltre che una vol­ta alla settimana lei va al cinema, che, anche una volta alla settimana, lei va a cantare in una società corale, che lei è avventore fisso di un ristorante due volte alla settimana, e che nelle restanti sere s'incontra con gli amici o che legge persino dei libri. Insomma lei am­mazza il tempo in attività improduttive, precisamente per tre ore ogni giorno e questo fa centosessantacin­quemilionicinquecentosessantaquattromila secondi... Non sta bene, signor Fusi?».
«No, mi scusi, la prego... » rispose il signor Fusi.
«Stiamo per finire, ma dobbiamo ancora parlare di un capitolo privato della sua vita. Cioè, lei ha un piccolo segreto, lo sa bene ».
« Anche questo sapete? Credevo che tranne me e la signorina Daria... » mormorò ormai privo di forza.
«Nel nostro mondo moderno non c'è posto per i segretucci» lo interruppe l'agente Nr. XYQ/384/b. «Consideri la cosa con realismo e oggettività, signor Fusi. Risponda a una domanda: vuole sposare la si­gnorina Daria? ».
«No, questo no... » rispose il signor Fusi.
«Precisamente», proseguì il Signore Grigio, «vi­sto che la signorina Daria rimarrà inchiodata alla pol­trona a rotelle per tutta la vita, paralizzata alle gambe com'è. Eppure lei va a trovarla ogni giorno, per mez­z'ora, per portarle un fiore. A che scopo?».
«Le fa sempre tanto piacere», rispose il signor Fusi, vicino alle lacrime.
«Ma considerando la cosa oggettivamente, per lei, signor Fusi, è tempo perduto. Esattamente ventisette­milionicinquecentonovantaquattromila secondi. E se poi aggiungiamo che lei ha l'abitudine di sedersi ogni sera alla finestra — per un quarto d'ora — prima di coricarsi, e di riflettere su parole e fatti della giornata trascorsa, arriviamo a una somma di tredicimilioniset­tecentonovantasettemila, anche da sottrarre. Vedia­mo adesso quanto le rimane, signor Fusi».
Sullo specchio c'era ora il conto seguente:

Sonno 441.504.000 secondi
Lavoro 441.504.000 “
Pasti 110.376.000 “
Madre 55.188.000 “
Pappagalletto 13.797.000 “
Spesa, scarpe ecc. 55.188.000 “
Amici, canto ecc. 165.564.000 “
Segreto 27.594.000 “
Finestra 13.797.000 “

Totale 1.324.512.000 secondi

« Questa somma», disse il Signore Grigio, bussan­do col bastoncino sullo specchio con tal forza che pa­revano colpi di rivoltella, « questa somma, dunque, è il tempo che lei ha già perduto fino a questo momen­to. Che gliene pare, signor Fusi?».
Al signor Fusi non gli pareva proprio niente. Se­dette su una sedia, in un angolo e si deterse la fronte con il fazzoletto poiché, nonostante il freddo gelido, adesso stava sudando.
Il Signore Grigio assentiva, grave.
« Sì, vedo che si sta rendendo conto », disse. «È già più della metà del suo capitale iniziale, signor Fu­si. Vediamo adesso cosa le è rimasto dei suoi quaran­tadue anni. Un anno, come lei sa, sono trentunmilio­nicinquecentotrentaseimila secondi che moltiplicato per quarantadue fa unmiliardotrecentoventiquattro­milionicinquecentododicimila secondi».
Scrisse questa cifra sotto la colonna del tempo perduto:

1.324.512.000 secondi
— 1.324.512.000 “

0.000.000.000 secondi

Ripose il suo bastoncino grigio e fece una lunga pausa affinché la vista di quella serie di zeri produces­se il suo effetto sul signor Fusi. E lo produceva.
« Questo è il bilancio di tutta la mia vita fino a questo momento », pensava il signor Fusi, anni­chilito.
Impressionato com'era dal calcolo che quadrava con tanta precisione, accettò tutto senza opporsi.
E il calcolo in sé era esatto. Era uno dei trucchi con i quali i Signori Grigi truffavano gli uomini in migliaia di circostanze.
«Non trova, signor Fusi», riprese la parola, mellifluo, l'agente Nr. XYQ/384/b, «che lei non può continuare con questi sperperi? Non sarebbe meglio cominciare a risparmiare?».
Il signor Fusi annuì; aveva le labbra violacee per il freddo.
«Se, per farle un esempio », risonò alle orecchie del povero barbiere la voce cenerognola dell'agente, «se lei avesse cominciato a risparmiare, già venti anni fa, anche soltanto un'ora al giorno, lei avrebbe adesso un credito di ventiseimilioniduecentottantamila se­condi.
Con due ore al giorno di risparmio il credito sareb­be, naturalmente, il doppio e cioè cinquantaduemilio­nicinquecentosessantamila. E, dica, la prego signor Fusi, che cosa sono due miserabili orette a confronto di una simile somma? ».
«Niente! Una ridicola inezia! » gridò il signor Fusi.
«Mi compiaccio che lei lo riconosca », proseguì l'agente, incurante. «E se poi calcolassimo quello che potrebbe risparmiare nei prossimi venti anni e nelle medesime condizioni, arriveremmo alla stupenda somma di centocinquemilionicentoventimila secondi. Questo capitale sarebbe a sua completa disposizione al suo sessantaduesimo compleanno».
«Magnifico! » balbettò il signor Fusi, a occhi sbar­rati.
« Aspetti. Viene il meglio. Noi della Cassa di Ri­sparmio del Tempo, non ci limitiamo a custodire il tempo che lei ha risparmiato, ma le paghiamo anche gli interessi. Vale a dire che, in realtà, lei avrebbe molto di più».
« Quanto di più?» domandò il signor Fusi senza fiato.
«Questo dipenderà da lei», tenne a precisare l'a­gente. «Secondo quanto vuole risparmiare e secondo la durata del vincolo dei suoi risparmi presso la nostra cassa».
«Vincolo? Che significa?» s'informò il signor Fusi.
«Molto semplice creda. Se lei non esigerà la resti­tuzione del tempo depositato presso di noi per cinque anni, noi le raddoppieremo la somma. In breve: il suo capitale si raddoppia ogni cinque anni, capisce? Dopo dieci anni sarà quattro volte la somma iniziale, dopo quindici otto volte e così via. Se lei avesse cominciato a risparmiare soltanto due ore ogni giorno, venti anni fa, al suo sessantaduesimo compleanno e cioè dopo complessivi quarant'anni, avrebbe a sua disposizione duecentocinquantasei volte il tempo risparmiato. Sa­rebbero ventiseimiliardinovecentodiecimilionisette­centoventimila secondi».
Estrasse di nuovo il bastoncino grigio e scrisse sul­lo specchio:

26.910.720.000 secondi

«Lo vede da sé, signor Fusi», disse poi e sorrise per la prima volta, avaramente, a labbra stirate, «sa­rebbe più del decuplo della sua vita sino ad oggi. E soltanto col risparmio di due ore al giorno. Pensi un po' se questa non è un'offerta vantaggiosa! ».
«E come no? Certo che sì!» esclamò il signor Fusi, esausto. «Sono proprio un disgraziato a non aver co­minciato da giovane a risparmiare! Adesso me ne ren­do conto e devo confessarlo... sono disperato! ».
«Ma non ce n'è motivo! Non è mai troppo tardi», replicò il Signore Grigio blandamente. «Se lei vuole
può cominciare oggi stesso. Vedrà, ne vale la pena! ». «Eccome se voglio! » esultò il signor Fusi. « Che debbo fare?».
«Ma, carissimo amico, saprà bene come si rispar­mia il tempo!» rispose l'agente inarcando le sopracci­glia. «Lei deve, per esempio, lavorare più in fretta e abbandonare tutte le cose inutili. Al posto di mezz'o­ra, dedichi un quarto d'ora a ogni cliente. Eviti gli svaghi da perditempo. Riduca l'ora che passa con sua madre a mezz'ora. Meglio sarebbe ricoverarla in un buon ospizio per vecchi, poco costoso, dove la assiste­ranno al posto suo e così lei guadagnerà un'intera ora al giorno. Levi di mezzo quell'inutile pappagalletto! Vada a trovare la signorina Daria soltanto una volta ogni quindici giorni, se proprio non può farne a meno. Lasci perdere il suo quarto d'ora di meditazione sero­tina e, soprattutto, non sprechi il suo preziosissimo tempo cantando, leggendo oppure coi suoi cosiddetti amici. Le raccomando — peraltro tra parentesi — di appendere nel suo negozio un orologio grande e pre­ciso per poter controllare meglio il lavoro del suo garzone».
«Va bene, tutto questo posso farlo», disse il si­gnor Fusi, «ma del tempo che in tal modo mi avan­za... che ne farò? Devo depositarlo? E dove? O devo conservarlo? Come funziona la faccenda? ».
« Quanto a questo non si preoccupi», disse il Si­gnore Grigio sorridendo per la seconda volta a labbra serrate. «Lasci che ci pensiamo noi. Lei può star sicu­ro che non andrà perduto nemmeno un briciolo di secondo del tempo da lei risparmiato. Vedrà che non avanzerà niente ».
«Benissimo », convenne il signor Fusi, stordito. «Mi fido di voi».
«Ci conti, caro amico», disse l'agente alzandosi. «E con ciò le do il benvenuto come nuovo socio della grande comunità dei Risparmiatori di Tempo. Adesso anche lei, signor Fusi, è un uomo davvero moderno e progredito. Congratulazioni! ».
E su queste parole prese la bombetta e la cartella.
«Un momento! Ancora un momento!» lo fermò il signor Fusi. «Non dobbiamo stipulare un con­tratto? Non devo mettere firme? Non mi dà un do­cumento?».
Di su la porta della bottega l'agente XYQ/384/b squadrò il signor Fusi con una certa indignazione.
«A che scopo?» domandò. «Il Risparmio di Tem­po non è paragonabile ad alcun'altra forma di rispar­mio. È una questione di assoluta fiducia, da ambo le parti! A noi basta il suo assenso. È irrevocabile. Noi ci occupiamo dei suoi risparmi. Quanto intende ri­sparmiare è affar suo. Noi non le imponiamo alcun obbligo. Si stia bene, signor Fusi».
Quindi l'agente salì sulla sua elegante automobile grigia e partì rombando.
Il signor Fusi lo seguì con lo sguardo e si soffregò la fronte. A poco a poco gli tornava il calore nelle membra, ma si sentiva ammalato e miserevole. Le volute grigiazzurre del piccolo sigaro fluttuarono a lungo nel locale, restie a dissolversi.
Soltanto quando il fumo svanì il signor Fusi si sentì meglio. Ma, a misura che il fumo se n'era andato, erano impallidite anche le cifre sullo specchio. E quando furono cancellate, scomparve dalla memoria del signor Fusi anche il ricordo del visitatore grigio... del visitatore, non quello della decisione! Questa la considerò sua. Il proposito di risparmiare tempo da ora in poi — per poter incominciare un'altra vita, prima o poi nel futuro — era conficcato nella sua anima come un aculeo uncinato.
E poi arrivò il primo cliente della giornata. Il si­gnor Fusi lo servì di malavoglia, tralasciò i convenevo­li superflui, non parlò e, in effetti, invece di mezz'o­ra finì in venti minuti.
Allo stesso modo si comportò da allora in poi con tutti i clienti. Eseguito così, il suo lavoro non gli dava più alcun piacere, ma ormai questo non contava. Ol­tre al garzone apprendista assunse altri due aiutanti e vigilava perché non perdessero nemmeno un solo mo­mento. Ogni gesto era compiuto secondo un program­ma di tempo rigorosamente calcolato. Nella bottega del signor Fusi penzolava ora un cartello che diceva:

TEMPO RISPARMIATO È TEMPO RADDOPPIATO

Alla signorina Daria inviò una breve lettera incolore con la quale le comunicava che, per man­canza di tempo, non poteva più andare a farle visita.
Vendette il pappagalletto ad una uccellerìa. Sistemò la madre in un asilo per vecchi, buono ma a prezzo modico, dove andava a trovarla una volta al mese. E anche per tutto il resto seguì i suggerimenti del Signo­re Grigio, considerandoli decisioni proprie.
Era sempre più nervoso e angustiato perché ac­cadeva una cosa inspiegabile: di tutto il tempo che risparmiava non gliene restava mai un po'. Ecco, spa­riva in modo misterioso e non c'era più. Dapprima appena avvertibile e poi in maniera evidente, le sue giornate divennero sempre più corte. Prima che se ne rendesse conto erano passati una settimana, un mese, un anno e poi un altro e un altro ancora.
Poiché non aveva memoria della visita del Signore Grigio, avrebbe dovuto chiedersi, in coscienza, dove andava a finire tutto il suo tempo. Ma, come per tutti gli altri risparmiatori, era una domanda inesistente. Quella che si era impadronita di lui era un'ossessione cieca. E se qualche volta si accorgeva, con spavento, che i suoi giorni fuggivano veloci, sempre più veloci, risparmiava con maggiore frenesia.
Come al signor Fusi accadeva a molti altri abitanti della grande città. Ogni giorno aumentavano le perso­ne che si dedicavano a una faccenda chiamata «Ri­sparmiare Tempo ». E quanti più erano tanto più ve­nivano imitati perché — anche per chi non voleva saperne — non c'era altra scelta che adeguarsi.
Ogni giorno alla radio, alla televisione, sui quoti­diani si spiegavano e si magnificavano i vantaggi delle nuove tecniche per risparmiare tempo, che — un giorno — avrebbero offerto agli uomini la libertà per una « vera vita ». Sui muri e sugli spazi pubblicitari gli at­tacchini incollavano manifesti raffiguranti ogni possi­bile immagine della felicità; e, sotto, l'ossessione delle scritte a lettere luminose:

I RISPARMIATORI DI TEMPO VIVONO MEGLIO!

oppure:

IL FUTURO APPARTIENE AI RISPARMIATORI DI TEMPO!

oppure:

MIGLIORA LA TUA VITA... RISPARMIA IL TEMPO!

Ma la realtà era molto diversa. Certo, i risparmia­tori di tempo erano vestiti meglio della gente che vive­va nei dintorni dell'anfiteatro; guadagnavano più de­naro e potevano spendere di più. Ma avevano facce afflitte, stanche o amareggiate e occhi duri e freddi. Ignoravano che si potesse «andare da Momo». Non avevano chi sapesse ascoltarli tanto bene da renderli ragionevoli, concilianti e perciò felici. Ma se anche avessero conosciuto l'esistenza di una creatura tanto preziosa, non è sicuro che sarebbero andati a trovarla, a meno che si potesse risolvere la faccenda in cinque minuti; altrimenti lo avrebbero reputato tempo per­duto. Secondo il loro modo di pensare anche il tempo libero doveva essere messo a profitto, e in tutta fretta, per procurarsi divertimenti e distensione nella massi­ma misura possibile.
Così non potevano celebrare feste o commemora­re avvenimenti tristi o lieti; i sogni erano considerati quasi dei crimini. Ma la cosa più difficile da sopporta­re era, per loro, il silenzio. Nel silenzio li assaliva l'angoscia perché nel silenzio intuivano quel che stava capitando alla loro vita. Per questo facevano rumore quando il silenzio li minacciava; però non il baccano giocondo che regna là dove giocano i bambini, ma un rumore rabbioso e sgomento che di giorno in giorno inondava la grande città con irrefrenabile crescendo.
Che a uno piacesse il suo lavoro e lo facesse con amore per l'opera creata, non aveva importanza... anzi dava fastidio. Importante era solo fare il massimo di lavoro in un minimo di tempo.
In tutti i luoghi di lavoro delle grandi fabbriche, in tutti gli uffici, pendevano cartelli con scritte di questo genere:

IL TEMPO È PREZIOSO - NON PERDERLO!

oppure:

IL TEMPO È DENARO - RISPARMIALO!

Cartelli analoghi erano appesi dietro le scrivanie dei capi, dietro le poltrone dei direttori, nei gabinetti medici, nei negozi, nei ristoranti, nei grandi magazzi­ni, nelle scuole e persino negli asili d'infanzia. Dap­pertutto, senza alcuna esclusione.
E infine — giorno dopo giorno — anche la grande città aveva mutato aspetto. Si demolivano i vecchi quartieri e si costruivano case nuove dalle quali era escluso qualsiasi elemento reputato superfluo. Si evi­tava la fatica di costruire abitazioni adatte all'umanità che doveva viverci; assecondare i molteplici gusti degli uomini significava edificare case di stile e tipo diverso. Era più a buon mercato e soprattutto si ri­sparmiava tempo costruendole tutte uguali.
A nord della grande città si estendevano già im­mensi quartieri nuovi. Fabbricavano case d'abitazione a molti piani, casermoni che si assomigliavano come un uovo bianco somiglia a un altro uovo bianco. E siccome tutte le case erano uguali, anche le strade erano identiche. E quelle strade monotone aumenta­vano e aumentavano, rettifili lanciati a perdersi nell'o­rizzonte. Un deserto di ordine. Allo stesso modo scor­reva la vita dell'umanità che le abitava: rettifili fino all'orizzonte. Perché lì tutto era calcolato e pianificato con esattezza, ogni centimetro e ogni istante.
Nessuno si rendeva conto che, risparmiando tem­po, in realtà risparmiava tutt'altro. Nessuno voleva ammettere che la sua vita diventava sempre più pove­ra, sempre più monotona e sempre più fredda.
Se ne rendevano conto i bambini, invece, perché nessuno aveva più tempo per loro.
Ma il tempo è vita. E la vita risiede nel cuore. E quanto più ne risparmiavano, tanto meno ne avevano.

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