MI PIACEREBBE APRIRE UNA FINESTRA

CON IL MONDO DOVE DIALOGARE DI TUTTO E UN PO',

DELLE MIE PASSIONI,

DEI MIEI PROGETTI, DEI MIEI SOGNI,

E PERCHE' NO ANCHE DELLE MIE TRISTEZZE

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domenica 7 novembre 2010

la cicala e la formica

Oggi, domenica di  pioggia,
stò girovagando per la rete e mi sono imbattuta del blog di Diego Cugia molto bello, porta a riflettere e  rivalutare le cose della vita, allora o pensato di publicare questa sua interpretetazione della famosa favola :
LA CICALA E LA FORMICA eccovi la sua versione: 



La formica è una stronza

Mia madre mi ripeteva come un mantra come mi ero comportato appena nato. Mentre la levatrice mi sorreggeva per le ascelline avevo ballato sulla sua pancia e poi le avevo fatto pipì sull’ombelico. A questo punto la levatrice aveva profetizzato sulla mia futura personalità: “Sarà vino, donne e canto!” E così fu. Da bambino ridevo, cantavo, facevo le imitazioni. Mio padre, un intellettuale, era preoccupatissimo. Una volta orecchiai dietro la porta della loro camera da letto. “Ho tanta paura che questo pupo sia un cretino” disse. “Ma no, è vino donne e canto” rispose mia madre come una macchinetta. La domenica mattina mio padre mi istruiva. O mi faceva sentire un disco al grammofono di casa oppure mi leggeva qualche pagina di un libro. Il libro era una favola di La Fontane, il disco “Il mattino” di Grieg. Sempre quelli. Una specie di condizionamento come con i cani. Al termine, se ero stato attento, invece del biscottino mi dava cento lire. Inesorabilmente io scendevo al bar “da Gianni” e mi compravo due coni da 50. Mio padre andava da mia madre e diceva “Non c’è niente da fare, è un cretino”. E lei ripeteva come un mantra “Vino, donne e canto”. Stamattina ho finalmente trovato il bandolo di tutta la mia personalità. E ho scoperto il mio assassino. Tutta la colpa è stata di quella stronza della formica. Perché mio padre, che per tutta la vita fu perseguitato dall’idea della sciagura economica e di finire sul lastrico, e che mi ha trasmesso come una malattia ereditaria l’identica angoscia, condizionato dal “Vino, donne e canto” di mia madre (condizionata a sua volta da quella delinquente della levatrice) tutte le sante domeniche mi leggeva, come un contro-mantra, la favola “La cicala e la formica”. Al termine, come per “La corrazzata Potëmkin”, aveva luogo un dibattito. Il dibattito consisteva in un suo monologo (avendo io dai tre agli otto anni) in cui mi ribadiva le grandi qualità della formica, che era “saggia”, che era “economa”, che era stata “lungimirante” e che, infine, si era fatta pure una bella risata alla faccia della cicala. Io annuivo poco convinto. Allora lui si precipitava da mia madre e sussurrava solenne “Temo che sia un cretino”. E lei “Ma te l’ho detto mille volte, è vino, donne e canto!”.
Dicevo che stamattina sono finalmente venuto a capo di tutta la faccenda. Avevo sognato di elemosinare un cono gelato davanti al bar “da Gianni”. Per commuovere i passanti cantavo “Il mattino” di Grieg. Ma tutti passavano oltre ridendo. Perché nevicava. E io gli gridavo dietro “Ma che ti ridi? Uno non può smaniare un cono cioccolato panna e fragola anche se nevica?” Ma le coppiette e gli anziani scuotevano la testa e si dicevano “E’ vino, donne e canto. Non gli date nulla”. A questo punto ho avuto la sacra intuizione di rileggermi quella dannata favola. Non l’avevo mai più fatto, perché a forza di sentirmela ripetere da papà mi veniva un rigurgito al solo sentire “cicala”, “formica”, o “La Fontaine”.
Ed è stato tutto chiaro. Tanto per cominciare la cicala è un eroe. Suona e canta gratis per tutti. E’ simpatica, ti fa ridere, si dona alla vita completamente. Ha capito che “del doman non c’è certezza” e si spara su due piedi tutto quel che ha. Poi, quando viene il brutto tempo, fa la cosa più naturale del mondo: bussa alla porta degli amici (è chiaro che la cicala sia cristiana e abbia letto i Vangeli “Bussa e ti sarà aperto”). Manco per niente. Quella cozza della formica, non solo non le fa metter neanche una zampa in casa, al calduccio, ma gli ride pure dietro! Allora la cicala, con la massima dignità e il suo mesto violino in pugno, se ne va sotto la neve senza aggiungere mezza parola. Neppure un gesto di vittimismo o un sacrosanto vaffa. Nulla. L’eroe puro! Ma è chiaro che un bambino parteggi per la cicala, cosa volete che faccia? Il tifo per quella secchiona della formica? Già, ma un adulto? Ci ho riflettuto su a lungo, bevendomi tre o quattro caffè e canticchiando “Il cuore è uno zingaro” di Nada. Ora, è a tutti evidente che se uno fa come la formica non ha problemi né col sole né se nevichi. Quella cornuta c’ha come minimo i BOT sotto la mattonella ma pure un conto cifrato in Svizzera. “Di’, non ti farebbero comodo?” mi sono spietatamente chiesto. E ho tratto un gran sospirone. Ma il cuore è uno zingaro e ho finito col dar ragione al bimbo che fui. “La cicala è molto più figa della formica, non ci piove. Sarai pure un cretino, ma la formica è, è stata, e sarà per sempre una fottutissima stronza”. Amen.
(Per tutti coloro che non si ricordassero la spocchiosissima favoletta, la riporto qui di seguito)
LA CICALA E LA FORMICA
L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.
Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.
- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita.
- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.
- Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato!
- Hai cantato? – Bene… adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

 

sabato 28 agosto 2010

istanti



                                                                                       INSTANTI                      


Se potessi vivere ,di nuovo la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere cosi perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto già non lo sia già stato,
di sicuro prenderei ben poche cose sul serio.


Sarei meno igienista.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
scalerei più montagne,
nuoterei in più fiumi.


Andrei in luoghi dove non sono mai stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.


Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensatamente e con profitto;
certo che mi sono preso qualche allegria.


Ma se potessi tornare in dietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Perchè, se non lo sapete, solo di questo è fatta la vita,
di momenti: non perderti l'adesso.


Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.


Se potessi tornare a vivere 
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e rimarrei scalzo fino alla fine dell'autunno.


Farei più giri in calesse,
contemplerei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovola vita davanti.


MA vedete ho 85 anni e sto morendo
      Jorge Luis Borges

domenica 15 agosto 2010

il corpo delle donne

Ho trovato questo video molto bello.
Mi ha fatto riflettere moltissimo, guardate e riflettiamo








martedì 11 maggio 2010

quandoo l'uomo gioca a fare DIO


Effetto boomerang per Monsanto negli USA

24 aprile 2009


5.000 ettari di terreno coltivati a soia transgenica hanno dovuto essere abbandonati dai contadini della Georgia e altri 50.000 sono gravemente minacciati.

Il panico è dovuto ad una “erbaccia” che ha deciso di opporsi al gigante agro alimentare Monsanto, noto come il peggior predatore della Terra.



Questa pianta mutante prolifera e sfida il RoundUp,
pesticida totale a base di glifosfato, a cui – secondo quanto pubblicizzato – non resiste nessuna erbaccia.


Quando la natura torna al comando


Fin dal 2004 un agricoltore di Macon, Georgia, città a circa 130km da Atlanta, si rese conto che alcune varietà di amaranto resistono al RoundUp, con cui irrigava le
sue piantagioni di soia.

I campi vittime di questa “erbaccia” infestante erano stati seminati con sementiRoundUp Ready, geneticamente manipolate con l’inserimento di un gene resistente
al RoundUp, a cui – secondo quanto pubblicizzato – non resiste nessuna erbaccia.
Da allora la situazione si è aggravata, e il fenomeno si è esteso ad altri stati: Carolina
del Sud, del Nord, Arkansas, Tennesse e Missouri.




Secondo un gruppo di scienziati dell’organizzazione britannica
Center for Ecology and Hydrology, di Winfrith, nel Dorset, può esserci stato un transfer di geni tra la pianta ogm e alcune erbe indesiderate come l’amaranto.
Questa constatazione contraddice le avventate ed ottimistiche affermazioni dei sostenitori degli ogm, che insistevano nell’affermare che non fosse possibile una ibridazione tra una pianta geneticamente modificata e una non modificata. Essi insistevano sul fatto che ciò sarebbe “impossibile”.

Secondo il genista britannico Brian Johnson, specializzato nello studio di problemi derivanti dall’agricoltura, “è sufficiente un solo incrocio su molti milioni di possibilità; una volta generata la nuova pianta, questa possiede un vantaggio selettivo enorme, e si moltiplicherà rapidamente”.

Il potente erbicida utilizzato, a base di glifosfato di ammonio, ha esercitato una pressione enorme sulle altre piante, che ha accentuato ancor di più la velocità di adattamento. Così, a quanto pare, un gene di resistenza agli erbicidi ha dato vita a una pianta ibrida, ottenuta da un incrocio tra il cereale che si intendeva proteggere e l’amaranto che si è rivelato impossibile da eliminare.

Al momento l’unica soluzione possibile sembra essere quella di estirpare le erbacce a mano, come si faceva anticamente – ma questo non è possibile se le piantagioni superano certe dimensioni. D’altra parte queste erbe infestanti sono profondamente radicate, difficili da estirpare – è stato così che 5.000 ettari di terreno coltivato hanno dovuto essere semplicemente abbandonati.

Molti agricoltori stanno pensando di rinunciare agli ogm e tornare alla coltivazione tradizionale. Per di più, questi semi geneticamente modificati costano di più, e la quantità di raccolto è fondamentale in questo tipo di agricoltura.

Il 25 Giugno 2005 l’inglese The Guardian pubblicava un articolo in cui si rivelava che geni modificati di cereali erano transitati su piante selvatiche, creando così piante resistenti agli erbicidi – cosa inconcepibile secondo gli scienziati del Ministero dell’Ambiente.

A partire dal 2008 la stampa specializzata statunitense ha riportato svariati casi di resistenza e il governo U SA ha operato rilevanti tagli ai finanziamenti, che hanno obbligato il Ministero dell’Agricoltura a ridurre le proprie attività.


Alan Rowland, produttore e commerciante di sementi di Dudley, Missouri, afferma che negli ultimi tempi nessuno gli chiede più i semi Monsanto, che pure erano arrivati a costituire l’80% del suo volume d’affari. Oggi i semi ogm sono scomparsi dal suo catalogo, e la richiesta di sementi tradizionali aumenta continuamente.

Pianta diabolica, pianta sacra


È interessante notare che questa pianta “diabolica” agli occhi della agricoltura genetica era una pianta sacra per gli Incas e i popoli mesoamericani, ed è una delle piante alimentari più antiche del mondo. Produce 12.000 semi all’anno, le sue foglie sono più ricche di proteine della soia, contiene vitamina A, C e sali minerali.

Così questo boomerang, inviato dalla natura sulla Monsanto, non solo neutralizza questo predatore, ma installa anche una pianta che potrebbe alimentare l’umanità in caso di carestia. Sopporta quasi qualunque clima, tanto in regioni secche quanto in zone di monsoni o terre tropicali; non sembra avere alcun problema con gli insetti né con le malattie.

In francese ‘la marante’ significa ‘la grazziosa’; così ora l’amaranto lancia la sfida alla potente Monsanto, come Davide sfidò Golia – e tutti sanno come andò a finire. Una lotta che all’inizio sembrava già segnata...
Se questi fenomeni si riprodurranno in quantità sufficiente – come sembra stia accadendo – presto Monsanto dovrà chiudere bottega. Ma, a parte i suoi
dipendenti, davvero dispiacerà a qualcuno?

Articolo originale (in francese)
http://www.futura-sciences.com/fr/news/t/botanique-1/d/ogm-la-menace-des-
super-mauvaises-herbes-samplifie_19036/



mercoledì 3 febbraio 2010

Storia di Oscar, gatto che predice la morte.


Storia di Oscar, gatto che predice la morte.

Ieri - 17.48


New York, 2 feb. (Ign) - E' la storia di Oscar gatto che predice la morte. Emissari sulla terra della dea Bastet, divinità protettrice della fertilità e delle gioie terrene, dalla danza alla musica al sesso. E anche dea della salute. Appunto. I gatti già dall'antichità -qui si ricorda l'Egitto- hanno accompagnato nel tempo l'immaginario dell'uomo, materializzando nel corpo da felino il mito, la superstizione e la magia. Con alterne vicende: adorati dai Faraoni, al rogo con le streghe nel medioevo. Per arrivare al nero che porta sfortuna dei giorni nostri.

Oscar invece è un gatto a chiazze bianco e grigio, la mascotte dell'ospedale Steere House in Rhode Island, negli States. Sembra un micio normale anche un po' sovrappeso, ma ha un dono. Gira di stanza in stanza, si guarda intorno, ma non si ferma con tutti. Solo in compagnia dei pazienti più gravi. Quelli a cui restano poche ore di vita. E' diventato famoso nel 2007 quando il dottor David Dosa ha scritto un articolo sulla sua 'capacità divinatoria' sul Giornale di Medicina del New England. Ai tempi il gattone aveva 'detto addio' a venticinque pazienti. Adesso siamo sulla cinquantina. Da allora ha fatto strada. Ha anche la sua pagina su Facebook con fan e detrattori. Accanto a chi ne celebra le qualità, c'è chi ipotizza - scherzando - che sia lui a uccidere i pazienti.

A raccontare la vicenda un libro che s'intitola, 'Il regalo straordinario di un gatto ordinario' che, si legge sul popolare social network, è già nella top50 dei più venduti online. L'autore è il medico che l'ha scoperto. Una fonte autorevole. Non solo è geriatra, ma anche docente universitario alla Brown University, che cura i pazienti con demenza senile alla clinica. "Per loro è un conforto - ha detto - viene menzionato spesso anche nei loro testamenti". Il dottor Dosa non riesce a dare una spiegazione scientifica di quanto sta succedendo nel suo libro, ma ipotizza che il micione possa riconoscere l''odore della morte'.

giovedì 12 novembre 2009

Alla ricerca del proprio QF

questo articolo l'ho trovato dal blog di elle

l'articolo è di Cinzia Felicetti





1) Il tuo equilibrio è direttamente proporzionale all’amore che provi per te stesso e sei in grado di trasmettere agli altri.

2) L’artefice della tua vita sei solo tu. Prendi le decisioni che ritieni opportune senza lasciarti condizionare dal giudizio o dalle aspettative degli altri.
3) Per quanto doloroso o frustrante, quello che hai subìto in passato non ha alcun potere sul tuo presente (a meno che non sia tu a volerlo).
4) Giudica le persone sui fatti e non sulle parole. E fidati del tuo istinto, che non mente mai.
5) Preoccuparsi è una perdita di tempo. Impiega piuttosto quell’energia in maniera (re)attiva per trovare una soluzione ai tuoi rovelli.
6) Fa’ in modo che la passione sia la forza propulsiva del tuo lavoro. L’obiettivo dovrebbe essere quello di mantenerti facendo ciò che ami di più e ti riesce meglio.
7) Il dubbio equivale a uno stop. Quando ti senti insicuro non muoverti, non rispondere, non prendere decisioni affrettate. La risposta arriverà al momento opportuno e nel silenzio.
8) I problemi e i brutti momenti hanno comunque una data di scadenza. Reagisci concentrandoti sul fatto che presto finiranno.
9) Ogni giorno rappresenta una fantastica opportunità per ricominciare. Un eventuale fallimento sta a indicare semplicemente che era arrivato il momento di cambiare direzione.
E voi, con quale mantra affrontate la vostra vita?

mercoledì 23 settembre 2009

la forza della natura





mercoledì 2 settembre 2009

Donne in rinascita (Diego Cugia, alias Jack Folla)




Donne in rinascita (Diego Cugia, alias Jack Folla)


Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede,

anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi,

di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più,

che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile,

che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come

il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo;

che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non

flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno

s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,

che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche

quando parli con le altre:

"Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,

ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro

l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima,

che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio

perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so

che c'è stato un momento che hai guardato

giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia,

tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,

alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore,

perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice

lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema?

Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due,

a quattro mani,

e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,

scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro

un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma

per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a

te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o

per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci,

se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,

per questo meraviglioso modo di gridare

al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un

fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:

"Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.

Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è

la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...



Testo originale
Diego Cugia, alias Jack Folla

lunedì 27 aprile 2009

giovedì 19 febbraio 2009

Tu che sei nato prima del 1970

Tu che sei nato prima del 1970:

A ben pensarci è difficile che siamo vissuti fino ad oggi!

Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna d’averla)

Senza cinture di sicurezza senza air bag.

.E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.

I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.

Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!!!!

Andavamo in bicicletta senza usare un casco.

Passavamo dei pomeriggi a costruire i nostri “carri giocattolo. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere i problemi …. Noi da soli!!!

Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.

Non esistevano i cellulari. Incredibile!!!

Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti … e non c’erano mai denuncie, erano solo incidenti: nessuno aveva colpa. Ti ricordi degli incidenti??

Avevamo delle liti a volte dei lividi. E anche se ci facevamo male e a volte piangevamo, passava presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.

Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero … ma nessuno era obeso.

Ci dividevamo una fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.

Non avevamo la Paystation, né il Nintendo, né dei videogiochi.

Né la tv via cavo, né le video cassette, né il PC, né internet: avevamo semplicemente degli amici.

Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.

Figurati: senza chiedere il permesso! Nel mondo freddo e crudele !!

Senza controllo!! Come siamo sopravissuti??

C’inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi.Giocavamo con dei vermi o altri animaletti e, nonostante le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempivano di vermi.

Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore !!! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.

I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.

Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze pure. Nessuno si nascondeva dietro ad un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.

Se ti comportavi male i tuoi genitori dicevano “No”, significava proprio No.

I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.

E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.

Ogni generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.

Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosioni d’innovazioni e nuove idee.

Avevamo libertà insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.

mercoledì 17 dicembre 2008

lluminazioni

lluminazioni




Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.

Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.

Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina?
Due, probabilmente. Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro dell'attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.

Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.

Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina?
Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui.

Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina?
Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.

Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina?
In realtà non saprei...penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova.
Ci sono molti dubbi!

Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina?
E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?

Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina?
Il sole brilla, c'è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina?

Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine se non ci trovano il loro tornaconto.

Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina?
Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l' unico capace di ridare la luce al mondo.

Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina?
Perché, è forse mancata la luce?







Testo tratto da una email che gira in Internet
Inserito nel sito http://www.ilcerchiodellaluna.it il 1° ottobre 2006

giovedì 21 agosto 2008

lunedì 26 maggio 2008

mercoledì 21 maggio 2008

trovato in rete


Speriamo siano in pochi
Ti sto ancora aspettando, perché so che tornerai a prendermi. Mi hai messo qui solo per farmi sgranchire un po’ le zampe, perché il viaggio che mi hai fatto fare era davvero interminabile.Poi sei risalito … e … no!!! Non puoi esserti dimenticato di me,non può essere così. Si, sono certo che tra un attimo sarai qui!Mi siedo sul bordo della strada … ho paura delle macchine che passano veloci ma cerco di pensare a te e ai nostri giochi, ai momenti bellissimi e anche ultimamente ai tuoi nervosismi verso di me.Ma sarai stato arrabbiato per altri motivi, io a te non ho mai fatto nulla!Forse quella è la tua macchina, che gioia, lo sapevo che tornavi a prendermi.Sono trascorsi tre giorni e sono ancora qui!Sto morendo di dolore, di fame, di sete, di tremenda solitudine.I miei occhi non vedono più lontano; seguono ora soltanto il battito del mio cuore stanco che sta lasciandomi per sempre.Eppure so che tornerai e resisto in segno della mia fedeltà verso te, perché tu non puoi essere cattivo.Un cane abbandonato (ma potrebbe essere un gatto, un coniglio, un furetto, un criceto, ...)

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