MI PIACEREBBE APRIRE UNA FINESTRA

CON IL MONDO DOVE DIALOGARE DI TUTTO E UN PO',

DELLE MIE PASSIONI,

DEI MIEI PROGETTI, DEI MIEI SOGNI,

E PERCHE' NO ANCHE DELLE MIE TRISTEZZE

domenica 7 novembre 2010

la cicala e la formica

Oggi, domenica di  pioggia,
stò girovagando per la rete e mi sono imbattuta del blog di Diego Cugia molto bello, porta a riflettere e  rivalutare le cose della vita, allora o pensato di publicare questa sua interpretetazione della famosa favola :
LA CICALA E LA FORMICA eccovi la sua versione: 



La formica è una stronza

Mia madre mi ripeteva come un mantra come mi ero comportato appena nato. Mentre la levatrice mi sorreggeva per le ascelline avevo ballato sulla sua pancia e poi le avevo fatto pipì sull’ombelico. A questo punto la levatrice aveva profetizzato sulla mia futura personalità: “Sarà vino, donne e canto!” E così fu. Da bambino ridevo, cantavo, facevo le imitazioni. Mio padre, un intellettuale, era preoccupatissimo. Una volta orecchiai dietro la porta della loro camera da letto. “Ho tanta paura che questo pupo sia un cretino” disse. “Ma no, è vino donne e canto” rispose mia madre come una macchinetta. La domenica mattina mio padre mi istruiva. O mi faceva sentire un disco al grammofono di casa oppure mi leggeva qualche pagina di un libro. Il libro era una favola di La Fontane, il disco “Il mattino” di Grieg. Sempre quelli. Una specie di condizionamento come con i cani. Al termine, se ero stato attento, invece del biscottino mi dava cento lire. Inesorabilmente io scendevo al bar “da Gianni” e mi compravo due coni da 50. Mio padre andava da mia madre e diceva “Non c’è niente da fare, è un cretino”. E lei ripeteva come un mantra “Vino, donne e canto”. Stamattina ho finalmente trovato il bandolo di tutta la mia personalità. E ho scoperto il mio assassino. Tutta la colpa è stata di quella stronza della formica. Perché mio padre, che per tutta la vita fu perseguitato dall’idea della sciagura economica e di finire sul lastrico, e che mi ha trasmesso come una malattia ereditaria l’identica angoscia, condizionato dal “Vino, donne e canto” di mia madre (condizionata a sua volta da quella delinquente della levatrice) tutte le sante domeniche mi leggeva, come un contro-mantra, la favola “La cicala e la formica”. Al termine, come per “La corrazzata Potëmkin”, aveva luogo un dibattito. Il dibattito consisteva in un suo monologo (avendo io dai tre agli otto anni) in cui mi ribadiva le grandi qualità della formica, che era “saggia”, che era “economa”, che era stata “lungimirante” e che, infine, si era fatta pure una bella risata alla faccia della cicala. Io annuivo poco convinto. Allora lui si precipitava da mia madre e sussurrava solenne “Temo che sia un cretino”. E lei “Ma te l’ho detto mille volte, è vino, donne e canto!”.
Dicevo che stamattina sono finalmente venuto a capo di tutta la faccenda. Avevo sognato di elemosinare un cono gelato davanti al bar “da Gianni”. Per commuovere i passanti cantavo “Il mattino” di Grieg. Ma tutti passavano oltre ridendo. Perché nevicava. E io gli gridavo dietro “Ma che ti ridi? Uno non può smaniare un cono cioccolato panna e fragola anche se nevica?” Ma le coppiette e gli anziani scuotevano la testa e si dicevano “E’ vino, donne e canto. Non gli date nulla”. A questo punto ho avuto la sacra intuizione di rileggermi quella dannata favola. Non l’avevo mai più fatto, perché a forza di sentirmela ripetere da papà mi veniva un rigurgito al solo sentire “cicala”, “formica”, o “La Fontaine”.
Ed è stato tutto chiaro. Tanto per cominciare la cicala è un eroe. Suona e canta gratis per tutti. E’ simpatica, ti fa ridere, si dona alla vita completamente. Ha capito che “del doman non c’è certezza” e si spara su due piedi tutto quel che ha. Poi, quando viene il brutto tempo, fa la cosa più naturale del mondo: bussa alla porta degli amici (è chiaro che la cicala sia cristiana e abbia letto i Vangeli “Bussa e ti sarà aperto”). Manco per niente. Quella cozza della formica, non solo non le fa metter neanche una zampa in casa, al calduccio, ma gli ride pure dietro! Allora la cicala, con la massima dignità e il suo mesto violino in pugno, se ne va sotto la neve senza aggiungere mezza parola. Neppure un gesto di vittimismo o un sacrosanto vaffa. Nulla. L’eroe puro! Ma è chiaro che un bambino parteggi per la cicala, cosa volete che faccia? Il tifo per quella secchiona della formica? Già, ma un adulto? Ci ho riflettuto su a lungo, bevendomi tre o quattro caffè e canticchiando “Il cuore è uno zingaro” di Nada. Ora, è a tutti evidente che se uno fa come la formica non ha problemi né col sole né se nevichi. Quella cornuta c’ha come minimo i BOT sotto la mattonella ma pure un conto cifrato in Svizzera. “Di’, non ti farebbero comodo?” mi sono spietatamente chiesto. E ho tratto un gran sospirone. Ma il cuore è uno zingaro e ho finito col dar ragione al bimbo che fui. “La cicala è molto più figa della formica, non ci piove. Sarai pure un cretino, ma la formica è, è stata, e sarà per sempre una fottutissima stronza”. Amen.
(Per tutti coloro che non si ricordassero la spocchiosissima favoletta, la riporto qui di seguito)
LA CICALA E LA FORMICA
L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.
Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.
- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita.
- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.
- Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato!
- Hai cantato? – Bene… adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

 

martedì 26 ottobre 2010

la staffetta dell'amicizia

Questa settimana, grazie a  lareginadelsapone    
 sono stata invitata a partecipare alla Staffetta dell’Amicizia.
Ecco le regole:
1) pubblicare il logo della staffetta
2) postare le 8 domande di seguito riportate
3) rispondere alle domande
4) invitare altri 14 blogger

1- quando da piccoli vi domandavano cosa volevate fare da grandi cosa rispondevate?
2- quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
3-quali erano i vostri giochi preferiti?
4-qual’è stato il più bel vostro compleanno e perchè?
5-quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
6-quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
7-quale è stato il vostro primo idolo musicale?
8-qual’è stata la cosa più bella chiesta(ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?


Ed ecco le mie risposte:
1- l'infermiera
2- titti e gatto silvestro
3- i e i miei amici giocavamo imitando (i giochi senza frontiere )
4-quello appena trascorso (mi hanno fatto una festa a sorpresa fantastica)
5- una discesa con un bob da competizione
6- nuoto
7- Adriano Celentano
8- non so decidere

Ed ecco i blogger a cui passo il testimone



puntocrocelamiavita.
 pupottina.
 rita-alidifarfalla-rita.
 mary-vintage
 hobbydolcihobby.
fuoristagione
iala300-victoria.blogspot.
paradisedesmarocaine.
animaliepoesie.blogspot.
 iocercocasa.blogspot.
 dissenso-unmondoaparte.
sognidiperlej12m13.blogspot.
 animali-paesi.blogspot.
 gliannieroici.blogspot.





Chiedo scusa se qualcuno è già stato chiamato e l'ho chiamato anch'io, non ho avuto tempo di verificare.
Chiedo scusa a tutti gli altri che non ho chiamato.
Ciao ..Titti

martedì 12 ottobre 2010

GNOCCHI DI ZUCCA




GNOCCHI  DI ZUCCA

Ingredienti:
un chilo di  zucca, mezzo bicchiere di  latte, 4/5 cucchiai di farina, un uovo, noce moscata, pecorino, parmigiano,sale pepe



 





preparazione:
Tagliate a fette la zucca e ponete la su una pirofila cuocete  nel forno , schiacciate quindi con una forchetta  la polpa. Poi passate con il minipimer e aggiungete il latte, aggiungete una bella grattata di parmigiano e una di pecorino, sale pepe un uovo e un po’ di noce moscata. Aiutandovi con un cucchiaio aggiungete la farina, fino a raggiungere una bella crema densa .



Portate a bollore l’acqua salata e buttatevi l’impasto a piccole cucchiaiate (bagnate il cucchiaio con l’acqua di cottura cosi l’impasto scivola meglio ). Scolate gli gnocchi con una schiumarola non appena vengono a galla, poteteli in una pirofila e condite con burro e salvia eventualmente ancora una bella grattugiata di parmigiano.

giovedì 7 ottobre 2010

Salsa verde o "bagnet Vert"


La salsa verde o “bagnet Vert “ è una preparazione tipica del Piemonte.
Semplice e gustosa. Accompagna tutti i lessi e i bolliti, ma io la uso anche per condire una semplice insalata di pomidoro,
o delle uova sode. O come stuzzichino  spalmata sul pane.


Salsa verde
Questo è il metodo che ho escogitato io per fare la salsa verde :
Dopo aver pulito  accuratamente il prezzemolo, togliendo i gambi grossi e tenendo solo le foglie migliori, e dopo averlo lavato.
Metto sul fuoco una pentola con abbondante acqua a bollire,
quando bolle metto dentro il prezzemolo e aspetto che riprenda il bollore, poi
dopo un minuto scolo il prezzemolo, con questo metodo trovo che la salsa sia molto più digeribile ….
Quindi lo lascio raffreddare lo strizzo e procedo con la ricetta.
Nel frullatore quello a campana metto del pane circa un panino sbriciolato, se è troppo fresco lo passo al forno a tostare, poi aggiungo dell’aceto circa mezzo bicchiere, ma dipende dai gusti.
Frullo il pane con l’aceto in tanto comincio ad introdurre il prezzemolo un po’ alla volta con un cucchiaio di legno a frullatore spento, schiaccio aiutando il composto, poi ancora un colpo di motore e poi ancora con il cucchiaio di legno,
continuo cosi fino a quando il prezzemolo è tutto tritato.




Se dovesse risultate ancora troppo duro il composto aggiungo ancora un po’  di aceto magari quello di mele che è meno forte.
Poi aggiungo una decina di capperi, quelli in sotto aceto, un cucchiaino di senape, sale, 1 spicchio d’aglio al quale tolgo la parte centrale, cosi resta più digeribile. Due filetti di acciughe  e una scatoletta di tonno .
In questa ultima preparazione ho aggiunto anche dei pinoli. 
Continuo a frullare fino ad ottenere un composto uniforme, quindi lo ritiro in un contenitore con coperchio e lo copro di olio extra vergine d’oliva.
Questa salsa io la conservo in frigorifero per parecchi giorni, l’importante è non lasciare il composto fuori dall’olio, se dopo averne mangiato un po’, fosse necessario aggiungete olio .


lunedì 4 ottobre 2010

BREZEL

 INGREDIENTI :
PER 8 BREZEL

450 GRAMMI DI FARINA
280 DI ACQUA
1 BUSTINA DI LIEVITO SECCO
1 CUCCHIAINO DI ZUCCHERO
2 CUCCHIAINI DI SALE
3 CUCCHIAINI DI BICARBONATO
SALE GROSSO

IN UNA CIOTOLA IMPASTARE 100 GRAMMI DI FARINA CON
100 GRAMMI DI ACQUA, LO ZUCCHERO
E LA BUSTINA DI LIEVITO SECCO.
COPRITE CON UNA PELLICOLA TRASPARENTE PER 30 MINUTI.
PASSATI I 30 MINUTI IMPASTARE CON LA FARINA RIMASTA ,
L'ACQUA E IL SALE.

FORMATE COSI UN IMPASTO  LISCIO ED ELASTICO
 E LASCIATELO LIEVITARE IN UN CANOVACCIO UMIDO PER UN' ORA CIRCA.

 DIVIDETE L'IMPASTO IN 8 PARTI UGUALI .
PER REALIZZARE I BREZEL PROCEDERE COME SEGUE:

FORMATE UN LUNGO CORDONE DI CIRCA 50 CENTIMETRI DI LUNGHEZZA.
INCROCIATE LE DUE ESTREMITA' FORMANDO UN OCCHIELLO
 CON UNA CODA DI CIRCA 4 CENTIMETRI.





SOLLEVATE L'OCCHIELLO E APPOGGIATE LO SULLA CODA.
PREMETE LEGGERMENTE CON LE DITA.




SCALDATE IL FORNO A 220 GRADI.
METTETE SUL FUOCO UNA GROSSA CASSERUOLA CON ABBONDANTE ACQUA E IL BICARBONATO.
QUANDO COMINCIA A BOLLIRE IMMERGETE I BREZEL PER CIRCA UN MINUTO SCOLATELI E ADAGIATELI SU UN CANOVACCIO  PER ASCIUGARE L'ACQUA IN ECCESSO.
DISPONETE LI SU UNA TEGLIA COSPARGETE LI DI SALE GROSSO, QUINDI METTETELI IN FORNO PER  25/30 MINUTI .
FATELI RAFFREDDARE SU UNA GRIGLIA ....
E BUON APPETITO.

domenica 29 agosto 2010

cosa vedo dalle finestre di casa mia

Da quando sono approdata nel mondo del virtuale, ho conosciuto moltissime persone, con le quali si chiacchera di moltissime cose ci si scambia consigli idee,ci si confida dubbi e incertezze, ci si racconta anche di sogni nei cassetti o pensieri mai confidati con nessuno e giorno dopo giorno si diventa amici .


Cosi scopri di avere amici sparpagliati per tutta l’Italia, che vivono in luoghi completamente diversi dai tuoi , chi invidi, perché magari vive al mare, con l’odore di salsedine nelle narici, oppure chi vive in città grandi e caotiche, che ti ricordano quanto sii tu la fortunata perché vivi in mezzo al verde, a due passi dal bosco e allora guardi fuori dalle finestre di casa e abbracci con lo sguardo il tutto e impari a guardare in torno a te con nuovi occhi e con nuova gioia ringrazi la natura che ti circonda, la quotidianità di ogni giorno diventa la poesia della vita.
Raccontavo ad un amico , che tutte le sere vado a passeggiare con il mio cane e i miei gatti nei boschi per me una cosa più che scontata , e lui mi dice: “beata te io posso al massimo fare una pedalata fino al cavalcavia a mangiare il gelato”.
Grazie amici miei innanzi tutto per la vostra “AMICIZIA”, e perché mi ricordate ogni giorno come apprezzare la singola giornata, e la poesia di questa natura che generosamente accompagna la mia quotidianità.
Eccovi cosa i miei occhi vedono dalle finestre di casa mia.

Tutti i giorni due Poiane volano sulla mia casa, e io sempre li con il naso all’insù ammiro le loro acrobazie. Da qualche giorno non sono più in due ma con loro ora vola anche il loro piccolo che io ho chiamato “pennino”

sabato 28 agosto 2010

istanti



                                                                                       INSTANTI                      


Se potessi vivere ,di nuovo la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere cosi perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto già non lo sia già stato,
di sicuro prenderei ben poche cose sul serio.


Sarei meno igienista.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
scalerei più montagne,
nuoterei in più fiumi.


Andrei in luoghi dove non sono mai stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.


Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensatamente e con profitto;
certo che mi sono preso qualche allegria.


Ma se potessi tornare in dietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Perchè, se non lo sapete, solo di questo è fatta la vita,
di momenti: non perderti l'adesso.


Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.


Se potessi tornare a vivere 
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e rimarrei scalzo fino alla fine dell'autunno.


Farei più giri in calesse,
contemplerei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovola vita davanti.


MA vedete ho 85 anni e sto morendo
      Jorge Luis Borges

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